Quand’io talor di Rutuba, di Flavio,
O di Placideian, a gamba tesa
Stommi a guatar, qual se verace fosse,
Di que’ prodi il pugnare, il mover l’arme,
Lo schermirsi, il ferir....
Trad. Gargallo.
[136]. Hist. Lib. 11. 88.
[137]. «Giurammo fede ad Eumolpione, sotto pena di essere abbruciati, legati, battuti, ammazzati, e quant’altro fosse esatto da lui, consecrandogli religiosamente, come i veri gladiatori consacrano a’ loro padroni, i corpi nostri e la vita.» Satyricon. Cap. XXVII, trad. Vinc. Lancetti.
Di peggio che si può, tranne l’arena?