[186].

Di Tigellin nei bagni, o in quei si pone

D’Agrippa o Tito?

[187]. Roma. Amstelodami apud Io. Wolters 1689, p. 491.

[188]. Diz. delle antich. Greche e Rom. Vol. 2 p. 342.

[189]. «Che mai convenga provvedere nelle pubbliche terme e ne’ ninfei per l’abbondanza de’ cittadini.» — Impp. Theodos. et Valent. Cod. II. 42. 5 e al n. 6: «Amiam meglio che l’acquedotto del nostro palazzo abbia a servire alle commodità delle pubbliche terme e de’ ninfei.»

[190]. «Se diligentemente alcuno avesse a tener conto delle copiose acque pubbliche nei bagni, nelle piscine, nelle case, negli sbocchi, nelle ville suburbane, e la grandezza degli archi costruiti per condurre, i monti scavati, le convalli appianate, confessar dovrebbe nulla esservi di più maraviglioso nell’universo.»

[191]. «Agrippa, nella sua edilità, annessa l’Acqua Vergine, le altre regolate ed emendate, fece 700 laghi (grandi serbatoj), oltre 105 salti, 130 castelli e molte altre cose magnifiche di manutenzione. Alle opere impose 300 statue tra di bronzo e di marmo e 400 colonne marmoree e tutte queste cose nel solo spazio di un anno.»

[192]. «E il soprintendente delle acque debbe pertanto essere non solo diretto dalla scienza del periti, ma eziandio dalla propria esperienza, e non deve servirsi dei soliti architetti che s’impiegano in quella tal parte, ma ancora consultare non meno la fedeltà che l’acutezza dell’ingegno di altri per conoscere quali cose domandino un pronto riparo, quali ammettano dilazione; quali opere debbansi compire dagli appaltatori, quali si abbiano a far eseguire dagli artefici delle famiglie.»

Frontin. De Aquæduct. CXIX. Tr. di Baldassare Orsini.