E dotto ei solo in quel, che meco ignora,
Vuolsi ostentar, non favorisce, e applaude
Gli estinti ingegni; ma nostr’opre impugna,
Le cose nostre, e noi livido adonta.
Che se stata odïosa a’ Greci fosse
Novità, quanto a noi, che avrian di antico?
Degli uomini a ciascuno il public’uso
Or che darebbe a logorar, leggendo?
Epist. lib. II. Epist. I.
[233]. Divina Comm. Inf. c. IV.