Vulnere, cum Graccho jussus pugnare secutor[138].

Gli scavi di Pompei offersero del pari, in un basso rilievo in istucco su d’una tomba, la figura d’un’altra specie di gladiatori, detti Samnites, la cui origine ci è svelata da Tito Livio in quel passo cui già accennai nel capitolo della Storia: Campani odio Samnitium gladiatores eo ornatu armarunt, samniticumque nomina appellarunt[139].

Questi Sanniti credesi anche si chiamassero col nome di hoplomachi, se pure non fossero designati con questo nome altri differenti atleti: ed erano essi gladiatori codesti che pugnavano armati da capo a’ piedi.

Essedarii dicevansi coloro che combattevano dall’essedo, veicolo da me già spiegato nel capitolo Le Vie; Andabati quelli che battevansi sui cavalli; Dimachœri che usavano di due gladii, o spade; Laquearii che cercavano abbattere il proprio competitore col laccio; Supposititii o surrogati, che subentravano al gladiator vinto, misurandosi col vincitore per contendergli la definitiva vittoria; Pegmares quelli che servivano nell’anfiteatro a subitanee trasformazioni, da pegma ch’erano appunto macchinismi scenici; Postulatitii coloro ch’erano dati nello spettacolo in soprappiù del numero regolare indicato nell’annuncio, a fine di soddisfare la richiesta (postulata) del publico; e Meridiani, finalmente, certi gladiatori armati alla leggiera, che combattevano per modo d’interludio, a mezzo giorno, dopo terminati i combattimenti colle fiere.

Nè certo ho con questi menzionati i nomi tutti delle tante specie di gladiatori, che nella frenesia di que’ spettacoli si vennero studiosamente immaginando.

Più tardi adunque, come già ci avvertirono i succitati versi di Giovenale, superando ogni ritegno e pregiudizio, scesero nell’arena cavalieri perfino e senatori. Come s’è veduto avvenire che uomini dell’ordine equestre montassero la scena sotto di Giulio Cesare; fu pur sotto di esso che in Roma primi obliassero il decoro del loro ordine Furio Leptino e Aulo Caleno, senatori; ma rotto il freno e precipitando ognor più la pubblica moralità in basso, si vedevano offerirsi a indecente e brutto spettacolo di nudità e di degradazione nel circo nani e pigmei, donne e fra queste anche matrone.

Il perchè Giovenale così flagella l’inverecondo costume:

Endromidas Tyrias et femineum ceroma

Quis nescit? vel quis non vidit vulnera pali?

Quem cavat assiduis sudibus scutoque lacessit,