Questo crudel decreto di morte osava, — tanta era l’efferatezza dei tempi — la vergine vestale stessa bene spesso pronunciarlo, come Prudenzio, De Vestalibus, ce lo attesta:
. . . . . . . pectusque jacentis
Virgo modesta jubet, converso pollice, rumpi[143]
Stava tuttavia ne’ precetti dell’arte gladiatoria il saper cader bene ed atteggiarsi pittorescamente nel presentare la gola o il petto ond’essere trafitto dal vincitore; e cosiffatto artificio poteva conciliar talvolta al gladiatore il perdono della vita. Nella succitata tragedia di Halm, ecco come Glabrione, rettore della scuola gladiatoria in Ravenna, ciò rammenti a Tumelico, il protagonista del componimento, insieme ad altri consigli.
GLABRIONE.
Non io di sferza
Nè di buone parole a te mi parco:
Tu dunque bada a farmi onor: m’intendi?
Impassibile mostrati e sicuro:
La coscïenza di vittoria è mezza