E par la terra vacillar dai cardini,

Sull’ebbro capo al vincitore piovono

Rose e lauri a gran nembo, accenna Cesare

Del viva il segno e mille bocche il suonano

Al vincitor sì che vi echeggia l’aere....[141]

Quando un gladiatore aveva ferito il suo avversario, gridava: habet, cioè l’ha tocco. Il ferito, gettando l’arme allora, si portava presso gli spettatori, alzando il dito per supplicare la grazia. Dov’egli avesse ben combattuto, il popolo l’accordava premendo il pollice e lo salvava: in caso diverso, od anche dove gli spettatori non si sentisser disposti a di lui favore, essi abbassavano il pollice e il gladiatore vittorioso imponeva senz’altro al vinto: recipe ferrum, ricevi il pugnale, e questi veniva immolato. A tale barbarico uso del popolo di abbassar il pollice perchè valesse d’ordine al gladiatore vincitore di dar il colpo di grazia, segando la gola al vinto, han tratto questi versi dello stesso Giovenale nella satira terza:

Quondam hi cornicines et municipalis arenæ

Perpetui comites, notæque per oppida buccæ,

Munera nunc edunt, et verso pollice vulgi

Quem libet occidunt populariter[142]