Presso la madre folleggiar figliuoi.

Ed ei frattanto, a rallegrar le feste

Della superba Roma, è presso a morte....

Questo pensier si mesce a le funeste

Strette dell’agonia orrendo e forte....

— Ma non avran vendetta mai codeste

Supreme angosce?.... Or su, genti del Norte,

Su levatevi tutte e qui correte

Del furor vostro a soddisfar la sete.[146]

Nè la morte dell’infelice gladiatore bastava a calmare bene spesso l’immane ferità del pubblico, perocchè fosse accaduto che esso ingiungesse senza pietà la ripetizione de’ colpi sui vinti e l’inferocir contro i cadaveri, per tema di essere frodato dall’artificio di simulata morte, come ce lo attesta Seneca: injuriam putat quod non libenter pereunt[147]; nè mancò talvolta chi osasse mettere la mano dentro la ferita e perfino ne bevesse il sangue ancora caldo e fumante, tratto da superstizioso pensiero che fosse a certi mali, come l’epilessia, farmaco salutare e certo.