Vicerat antiquæ sceleratus crimina famæ,
In quo, quæ fuerat fabula, pœna fuit[173].
Il Colosseo di Roma fu singolarmente teatro a questi barbari spettacoli, dove un popolo sitibondo di sangue forzava la mano al principe sovente, massime quando erano incominciate le persecuzioni cristiane, gridando contro i nuovi credenti: alle fiere! alle fiere! perocchè al nuovo culto e ai nuovi credenti, dagli astuti sacerdoti pagani si attribuissero le publiche calamità per lo sdegno degli offesi Numi.
Nè da meno inoltre attendere si doveva in un’epoca di piena degradazione morale. Non paga la prostituzione d’esercitarsi ne’ lupanari, nelle case de’ privati, nella reggia e pubblicamente, perfino nei cómpiti e quadrivii, essa versavasi ne’ teatri e nei circhi, dove più copiosa trovava la messe. Legga il lettore Marziale, legga Giovenale, poeti che son pur troppo forzato a citar di soverchio, e raccapriccierà dall’orrore di tanta spudoratezza e bassezza di popolo. I lupanari divennero quasi parte integrante di questi clamorosi ritrovi, vi si fabbricavano all’uopo apposite celle, e vi si eressero temporaneamente alla evenienza di grandi spettacoli, e le sciupate traevano però all’anfiteatro, più certamente in cerca di lussuria che di altro spettacolo.
Ma si oda su di ciò il Dufour.
«Non v’era eccezione nelle ore assegnate alla libera pratica dei pubblici luoghi e piaceri, che nei giorni di festa solenne, quando il popolo era invitato agli spettacoli del circo. In tali giorni la prostituzione veniva trasportata dov’era il popolo, e mentre i lupanari chiusi restavano deserti nella città, quelli del circo si aprivano nel tempo stesso dei ludi; e sotto ai gradini ove affollavansi gli spettatori, i lenoni organizzavano cellette e tende, ed ivi era una continua processione di cortigiane e di libertini attirati da queste al loro seguito. Mentre le tigri, i leoni e le bestie feroci mordevano le barriere delle loro gabbie di ferro; mentre pugnavano e morivano i gladiatori; mentre l’uditorio scuoteva l’immenso edifizio con grida ed applausi, le meretrices, adagiate sopra sedie particolari, distinte per l’alta pettinatura e per le vesti corte, leggiere ed aperte, facevano appello continuo alle brame del pubblico, e non aspettavano per soddisfarle che gli spettacoli fossero terminati. Tali cortigiane lasciavano non interrottamente il posto loro, succedendosi a vicenda durante tutto il tempo de’ giuochi. I portici esterni del circo non più bastando a quest’incredibile mercato di prostituzione, tutte le taverne, tutte le osterie delle vicinanze rigurgitavan di gente. Bene inteso che la prostituzione in quei giorni era libera assolutamente e che gli apparitori dell’edile non osavano inquisire sulle qualità delle femmine che esercitavano colà l’infame mestiere. Ecco perchè Salviano dicesse di queste orgie popolari: si offre un culto a Minerva nei ginnasi; a Venere nei teatri, ed altrove quanto v’ha di osceno, si pratica nei teatri; quanto v’ha di disordinato, nelle palestre... Gli edili quindi non si dovevano occupare della prostituzione dei teatri, come se tale prostituzione completasse i ludi dati al popolo. Generalmente d’altronde (può almeno supporsi da’ varii luoghi della Istoria Augusta), i teatri erano messi in opera da una specie di femmine, che alloggiavano sotto i portici e nelle gallerie arcate di questi edifizj: avevano per mezzani, o per mariti, i banditori del teatro, i quali vedevansi circolare incessantemente di gradino in gradino durante la rappresentazione. Questi banditori non si contentavano di vendere al popolo, o distribuire gratuitamente alle spese del personaggio che dava i giuochi, acqua e ceci: servivano principalmente di messaggieri e d’interpreti per agevolare la dissolutezza. Con ragione dunque il cristiano Tertulliano chiamava il circo e il teatro concistoria libidinum»[174].
Come allora maravigliarsi dei sanguinarj giuochi dell’anfiteatro; come sorprendersi della generale ferocia degli spettatori?
Parini, il poeta mio concittadino, filosoficamente e a tutta ragione ebbe a cantare:
Così, poi che dagli animi,
Ogni pudor disciolse,