Descritto il Teatro Comico pompejano, che abbiam trovato già al livello dei più celebrati di quell’epoca, male da esso ci faremmo ad argomentare del come fossero i primi teatri. Nondimeno mi studierò di racimolare quelle notizie che si hanno e di restringerle a breve dettato, a beneficio di chi le brami.

Lasciando in disparte il carro di Tespi, del quale mi riserbo a tener parola nel capitolo vegnente, e che segna il primo progresso dell’arte drammatica, che dal suolo ascese in luogo più elevato per isvolgere la sua qualunque azione, i primi teatri che questo nome assunsero desumendolo dal vocabolo greco Θέατρον, che significa spettacolo, erano fabbricati di legno, alla opportunità, posticci e duravano il tempo assegnato alla festa per cui si celebravano que’ ludi scenici a’ quali servivano: comunque venissero dipinti, argentati, dorati, decorati di statue, adorni d’opime spoglie di vinti popoli. Scauro ne alzò uno in Roma capace persino di ottantamila spettatori, ricco di tremila statue e trecentosessanta colonne di marmo, di vetro e di legno dorato, 479 anni avanti Gesù Cristo.

Ma già in Grecia erasi da Temistocle assai prima provveduto, nella 75.ª olimpiade, a sostituire al teatro di legno di Atene, crollato circa vent’anni prima, uno di pietra; se pure anteriori adesso non furono quelli di Sicilia, fra cui il teatro di Segeste, le cui rovine appajono della più vetusta antichità, e quello di Adria, colonia degli Etruschi, eretti assai e assai più in là de’ teatri in pietra di Roma.

Pompeo, dopo vinto Mitridate, ne fabbricò uno stabile in Roma capace di quarantamila spettatori con quindici ordini che salivan dall’orchestra fino alla galleria superiore; uno, e fu quel di Marcello, fatto fare da Augusto fra il colle Capitolino e il Tevere, fu più vasto ancora; e Statilio Tauro ne eresse un altro fra la porta Nevia e Celimontana: Ovidio alluse a questi tre teatri in quel verso del libro III De Arte:

Visite conspicuis terna theatra locis[20].

Cajo Curione volendo sorpassare i predecessori in bizzarria, nei funerali di suo padre, costruì due teatri semicircolari, tali che potessero girare sopra un pernio con tutti gli spettatori; sicchè, compite le rappresentazioni sceniche, venivano riuniti, e gli spettatori si trovavano trasportati in un anfiteatro; ma di questa stranezza, feconda di conseguenze maggiori di quelle avvertite dal suo autore, tornerò a parlare in un capitolo successivo.

L’architettura dei teatri in pietra fu suppergiù eguale a quella che vedemmo nel teatro di Pompei: qualche variante tuttavia si ha fra i teatri greci e i romani, massime nell’ordinamento della scena e si vuol dire che i teatri di Pompei si accostassero più al fare dei primi. Dentro, erano ordinariamente scoperti, sì che fosse mestieri agli attori di forzare ancor più la voce, che già dovevasi emettere tutta intera per la vastità della cavea, se, come or vedemmo, i teatri poterono capire fino ottantamila spettatori.

Or brevemente dirò della storia del teatro comico latino, perchè con essa si verranno a conoscere le produzioni che avranno pur dovuto rappresentarsi sulle scene dell’Odeo Pompejano.

E prima di tutto, delle origini, importandone l’argomento, massime a rivendicarle a favore della Italia nostra.

I Poeti le rinvengono alla campagna, tra i pacifici e allegri agricoltori, e Lucrezio infatti ne fa così non dubbia menzione: