Le cellette del lato sinistro più irregolari sono poveramente arieggiate da alte finestrelle munite di inferriate e respicienti sul Vico del Balcone, nel quale si usciva a comodo degli avventori, che amavano per avventura essere meno veduti a procedere di là e che a cagione d’ingiuria, si dicevano cuculi, parola codesta eziandio, secondo spiega Erasmo commentando quel verso:

At etiam cubat cucullus: surge, amator; i domum[215],

che si applicava una volta pur a coloro i quali venissero sorpresi in casa che fosse poco onesta.

Così un tal Vico si denomina del Balcone, da una specie di mœnianum, che sporgendosi all’infuori del piano superiore e chiuso, valeva a rendere più grande lo spazio del piano stesso. Là vi dovevano esercitare il loro traffico infame cortigiane di maggior considerazione di quelle rilegate al pian terreno: infatti e le camerette vi si veggono più del doppio spaziose, nè deturpate, come vedemmo in basso, da oscene pitture ed iscrizioni.

Argomentasi che questo lupanare sia stato frugato dopo la catastrofe, perchè non vi si scoprissero che pochi oggetti, fra’ quali, per altro, un bellissimo candelabro di bronzo, un gran cacabus, contenente cipolle e fagiuoli, che dovevan costituire la povera cena di quelle sciagurate, qui devolute alla venale prostituzione.

Sulla parete di una casa vicina a questo lupanare si lesse una iscrizione che avvertiva della presenza del luogo infame:

HIC NON EST OTIOSIS LOCVS, DISCEDE VIATOR[216].

Negli scavi di questi ultimi due anni, praticati sempre verso la marina e nella parte occidentale della città, un altro luogo venne ritenuto siccome abitazione meretricia alle sue proprie particolarità. Ma una speciale vi fu riconosciuta in una specie di podio laterizio a lato dell’ingresso, al quale evidentemente assisteva il lenone o la lenona che teneva il postribolo, per esigere il prezzo della prostituzione dagli avventori che vi capitavano.

È codesta una particolarità illustrativa del lupanare romano e che però mostra come piuttosto all’ingresso, anzi che all’uscita da esso si dovesse il detto prezzo pagare.

Altri postriboli si trovarono negli scavi pompejani, ma ancora più angusti ed ancor meno decenti: anzi si può credere che quel vico nel quale si è trovato il lupanare, del quale ho finito di parlare, non fosse che una serie continuata di essi, od almeno di ganei, come del resto fino ai nostri giorni, parve essere la via Capuana a Napoli. Pur un postribolo era, a mo’ d’esempio, quel bugigattolo che era dirimpetto alla panetteria che è sull’angolo del Vico Storto, e dalla quale originò il nome della via su cui si apre e però detta del Panatico: una oscena pittura che vi si distinse non lascia dubbio sulla sua destinazione.