Cur ventos non ipse rogis, ingrate, petisti?
Cur nardo flammæ non oluere meæ?
Hoc etiam grave erat nulla mercede hyacinthos
Inficere, et fracto busta piare cado[250].
Altri buttavan su quella fiamma le armi, le phaleræ[251] e le vestimenta preziose del defunto, i cavalli a lui prediletti, i molossi, i papagalli e quanto in vita aveva di meglio amato, e accadde ancora che in mezzo ad essi si slanciassero gli schiavi stessi, come per essere compagni al trapassato nel viaggio d’oltre tomba. Così Virgilio menzionò nell’Eneide il devoto costume:
Hic alii spolia occisis direpta Latinis
Conjiciunt igni, galeas, ensesque decoros
Frænaque, ferventesques rotas: pars munera nota,
Ipsorum clypeos, et non felicia tela[253].
perocchè munera appunto si chiamassero le preziose cose avute in pregio del suo vivente dal defunto.