Popolar culto; e rimembrate, o numi,

L’are, che a voi di vittime

Arder Tebe fe’ sempre, e di profumi[33].

Anche in Euripide, nei Fenicii, è detta consimile preghiera.

Da qui il costume che cogli àuguri seguissero l’esercito romano anche i pullarii, che dal pasto dei polli traevano gli auspici[34], e dei quali doveva essere frequente e rispettato l’ufficio, se ogni legione l’avesse[36], se Planco scrivendo a Cicerone seriamente dicessegli: Pullariorum admonitu, non satis diligenter eum auspiciis operam dedisse[37].

L’armata si schierava in battaglia in due o tre battaglioni; le legioni romane erano sempre nel mezzo; ai fianchi, a formar le ale, le legioni alleate. La cavalleria, per consueto, alle spalle della fanteria, e Tito Livio nota che venisse anche collocata in coda, ad impedire che l’oste nemica non circondasse l’armata. Ho già detto come i Veliti fossero i primi ad aprir la pugna, seguissero poscia gli Astati e appresso i Principi; la vanguardia si componeva di quaranta compagnie. Il generale stava fra i Triari e i Principi, e a lato aveva la guardia pretoria, gli evocati ed un tribuno di ogni legione. Il prefetto della cavalleria comandava alle dieci turme, come il decurione più vecchio sovrastava a ciascuna turma.

I Romani poi sapevano mirabilmente fortificarsi, munendo le loro città di torri, di muraglie merlate e di larghi e profondi fossati. L’ingresso in città era per porte praticate nel piede delle torri con ponti levatoj e saracinesche, come già ci accadde di vedere a Pompei. Tutto un sistema di torri le cingeva, ed a cagion d’esempio, nelle carte topografiche antiche di Milano pur colonia romana, detta anzi altera Roma, si vedeva che fra una torre e l’altra non correvano più di cento piedi. Le piazze-forti approvvigionavano, in previsione di assedio, di viveri e di armi e d’ogni cosa atta ad offendere, siccome bitume, solfo e pece. In caso invece di investimento di una città, vi si praticavano intorno linee di circonvallazione e trincee; e se fosse sembrata impresa non grave, usavasi riempirla di una linea di soldati che chiamavano corona, giusta quanto vedesi ricordato nel seguente verso di Silio Italico:

Mœnia flexa sinu, spissa vallata corona

Alligat[38],

od anche nello storico Giuseppe Ebreo, De Bello Iudaico si legge: Duplici peditum corona urbem cingunt et tertiam seriem equitum exterius ponunt[39].