[74]. «Dinnanzi al crittoportico c’è un sisto olezzante di viole. Il calore del sol che vi batte è accresciuto dal riflesso del crittoportico, il quale come mantiene il sole, così vi scaccia e mantiene i venti boreali; e quanto è il caldo che si ha sul davanti, tanto è il fresco che si gode di dietro. Esso arresta del pari i venti australi, e così rompe e doma i venti più opposti, gli uni da un lato, gli altri dall’altro. Ameno nel verno, lo è ancor più nella state. Poichè prima del mezzogiorno, il sisto, dopo di esso lo stradon gestatorio e la vicina parte dell’orto sono confortati dalla sua ombra, la quale, secondo che cala o cresce il giorno, qua e là cade or più corta, or più lunga. Lo stesso crittoportico non è mai tanto privo del sole, quanto allora, che il più cocente raggio di esso cade a piombo sovra il suo colmo. Oltre a ciò per le aperte finestre vi entrano e giuocano i zefiri; nè il luogo è mai molesto per un’aria chiusa e stagnante.» Epist. Lib. II. 17. Trad. Paravia.
[75]. Liv. XXXIX. 14.
[76]. Vol. secondo. Puntata 18.ª, pag. 347.
[77]. «A Marco Lucrezio Flamine di Marte, Decurione in Pompei.»
[78]. È ben inteso che qui si parla del diritto più antico: in seguito queste leggi si vennero modificando ed erano già da tempo mutate quando a Pompei toccò l’estrema rovina.
[79]. Fustel de Coulanges: La Cité Antique, Liv. II, ch. 1.
[80]. Vedi Aulo Gellio IV, 3, Valerio Massimo II, 1, 4, e Dionigi d’Alicarnasso II, 25.
[81]. Governo degli Spartani.
[82]. In Solone, 20.
[83]. Cantù. Stor. degli Italiani. Vol. I. Cap. XXIII.