Ignorasi ciò che veramente accadesse in questi misteri della Bona Dea. Clodio v’andò in tutti i modi sospinto da soli intenti di lussuria, e come che scoperto, si vociasse per Roma, che a tanto avesse trascorso per amor di Pompea, figliuola del magno Pompeo e moglie di Cesare, questi, sebbene nell’orgoglio suo diniegasse la cosa, pur l’addusse a causa di divorzio, con quelle parole, delle quali pur a’ dì nostri si usò tanto ed abusò, che la moglie di Cesare non debba tampoco venir sospettata, adoperandosi per altro alla assoluzione del dissoluto profanatore dei sacri misteri.
Nell’epoca imperiale, il velame di questi si squarciò, e quali cerimonie si compissero non fu più uomo che ignorasse. Giovenale, l’implacabile poeta satirico, così li rese noti alla posterità:
Nota Bonæ secreta Deæ quam tibia lumbos
Incitat et cornu pariter vinoque feruntur
Attonitæ crinemque rotant ululantque Priapi
Mænades. O quantus tunc illis mentibus ardor
Concubitus! quæ vox saltante libidine! quantus
Ille meri veteris per crura madentia torrens![163]
Lo stesso caustico poeta più giù nella stessa satira constata che l’esempio di Clodio trovò imitatori di poi, nè i misteri della Bona Dea soltanto venissero profanati, ma quelli pure d’altri numi ed ogni altare:
Sed nunc ad quas non Clodius aras?