Ài fatto bene
A spogliar d’ogni gemma il dilicato
Tuo collo,—vi riman più spazio ai baci.
E poter dire che, se n’ò talento,
Un cenno mio basta troncarlo!

EGLOGE (sfuggendo da Nerone)

Brutto
Pensiero!

NERONE

Non temerlo.

EGLOGE (allontanandosi sempre più)

È freddo quanto
Il taglio d’una scure.

NERONE

Ò dato un segno
D’onnipotenza.—Debbo al tuo cospetto
Rammentarmi che sono il regnatore
Delle province, io che dai sguardi pendo
Di debole fanciulla, io che a tua voglia
Opero e penso, e rinnovello Alcide
Che regge la conocchia alla sua donna
Tra i forti vizi ed i sprezzati affetti
Di nostra stoica età. Quando ciò volgo
Nel mio cervello, il prepotente amore
Che mi soggioga si tramuta in ira,
E poichè non m’è dato liberarmi
Dai lacci suoi, vorrei con le mie mani
Cercar nelle tue viscere qual sia
La vera causa del poter tiranno
Ch’esercita su me la tua bellezza