SCENA IV.
Nerone
Eccomi solo.—Ahi, parmi
Questo silenzio pieno di spavento!
(Passeggia a grandi passi la scena come uomo che non sa a qual partito appigliarsi. Nel volgersi vede il cadavere di Egloge e le s’avvicina.—Un lontano rumore di tempesta)
Tu dormi intanto sopra il tuo guanciale,
O misera fanciulla—ed il tuo sonno
È lungo, tristo, senza visïoni.
Sonno fatal che non aspetta l’alba...—
(Una lunga pausa)
Eppur sei vaga ancora, e mi sorridi;
Brami, o diletta, ch’io pur teco dorma?
La tua bellezza m’affanna... Ch’io copra
Il tuo sorriso.
(Gitta il manto sul cadavere)
Ed io son solo!—Forse
Vinicio giunse in tempo, e la plebaglia
Ricacciò nei tuguri d’onde usciva
Di stragi desiosa e di novello
Imperatore.