(Andando verso la finestra ed aprendola)

Vediam.—Nella strada
Tutto tace, e soltanto la tempesta
Manda dal cielo lampi e rovinosa
Acqua sopra la terra...

(Retrocedendo spaventato)

O me perduto!
Le guardie pretoriane della casa
La lasciavan deserta... E se fra poco
La plebe irrompe qui?

(Un tuono; ripetuti colpi di vento spengono le lampade)

Ch’io mi nasconda!
E dove?... Muterò la triclinaria
Mia veste in quella sordida del reo,
E inginocchiato avanti i miei nemici
Implorerò misericordia... E cosa
È quest’imperio? Come bella donna
Di vil marito, omai l’imperio è merce
Che l’avarizia de’ soldati vende
A chi più paga. Mi lascin la vita,
La prefettura dell’Egitto o d’altra
Provincia, ed io saluto il fortunato
Mio successore Galba... Galba!—E ad esso
Vilmente cederò? Non mi rimane
Salvezza alcuna?—Se con un mio cenno
Io potessi di furto per le vie
Spargere tutte le feroci belve
Che stan chiuse nei circhi... Qual paura
Nella città!... Che penso? E alcun non torna!
Sì nova è dunque la sciagura mia
Che più non mi concede nè un amico
Nè un inimico?

SCENA V.

Atte, Nerone

ATTE (presentandosi dal fondo della scena)