NERONE (correndo a lei preso dal più grande spavento)

Rimani.—Non ascolti
Giù nella strada un suon di minacciose
Grida?... Mi salva!

ATTE

Io non odo che il rombo
De la procella.

NERONE (rasserenandosi)

Ah!... m’ingannai.

ATTE

Fui dunque
Tanto infelice di riporre il mio
Affetto in uom così codardo? E nota
È a te la donna che dispregi?...—Io so
Quando, spezzato il fren d’ogni nequizia,
Mascherato ladrone andavi attorno
Per la città, nè coi minori ladri
Partir sdegnavi la mal tolta preda,
Io sola, non richiesta e non veduta,
Di guardie circondavo e di salvezza
Le tue fughe notturne, ed a me devi,
A me soltanto, se dalle congiure
Che accerchiano la casa dei tiranni
Alcuno non sorgea che ti togliesse
Prima d’ora dal mondo.—E allor che vide
La propria sorte nella tua fierezza
Agrippina infelice, e stranamente
Immaginò domar l’atroce belva
Che nutrì col suo latte, io m’interposi
A voi due, risparmiando atto più infame
Del matricidio che adempisti poi.
E qual mercede ài reso al grande affetto
Di questa donna? Con crudel studio
Le più tenere fibre del mio core
Dilanïasti tutte ad una ad una,
E dopo avermi fatto abbietto gioco
Delle tue mogli adducesti in Senato
D’uomini consolari il giuramento
A confermare ch’io non nacqui schiava
Ma da stirpe di regi, e ch’ero degna
Di sederti dappresso imperatrice.
Villano! E ciò ti parve ancora poco,
E raccolta dal trivio una venduta
E oscena saltatrice, anteponesti
Baci volgari alla provata, ardente
Onnipotenza dell’affetto mio!
Eppure quel tuo cinico disprezzo
Non colpiva soltanto, o smemorato,
il cuore d’un’amante, ed in quest’ora
Ch’àn preparata le tue colpe io sorgo
A te d’incontro, io madre d’un tuo figlio.—
M’è ignoto se gl’Iddii curan le cose
Mortali, ma so ben che la tua druda
È là senza la vita e che tu tremi
Avanti a me senza l’imperio.

NERONE

Dammi
Quel veleno... Alcun giunge... Ah, finalmente!...