Quest’ironia era nel carattere di Nerone. Come accennai nella Prefazione, egli non pensò mai all’imperio. Augendi propagandique imperii nec voluntate ulla neque spe motus unquam, etiam ex Britannia deducere exercitum cogitavit, nec nisi, verecundia ne obtrectare parentis gloriae videretur, destitit (Svet. XVIII). Ciò in risposta a quelli che volevano ad ogni costo in Nerone l’imperatore e l’uomo politico.
Scena II.—Pag. 22.
Ieri nel circo atterrammo il più forte
Pugillatore della Gallia.
Comodo imperatore combatteva nel circo contro i gladiatori armati d’una spada di legno, mentre egli ne imbrandiva una vera ed acutissima; Nerone per contrario pigliava la cosa sul serio e, nelle lotte principalmente, il giuoco suo favorito, obbediva scrupolosamente a tutte le regole ch’erano in uso. In certando vero ita legi obediebat ut, numquam excreare ausus, sudorem quoque frontis brachio detergeret (Svet. XXIV).
Scena II.—Pag. 25.
...Ed io son troppo
Benefico.
Divitiarum et pecuniae fructum non alium putabat quam profusionem: sordidos ac deparcos esse quibus ratio impensarum constaret (Svet. XXX).
Scena II.—Pag. 27.
...Uno ad esempio
Nominerò: Cassio Longino.
L’uccisione di questo insigne giureconsulto è storica, ed il crimine di lesa maestà che gli fu apposto è quello di avere conservato nella propria casa la statua di Cassio, suo antenato ed uno dei feritori di Giulio Cesare (Svet. XXXVII).