ATTE
Malvagio! tu pretendi
Dall’abbiettezza della tua natura
A me scagliare il fango ove t’avvolgi,
E non t’avvedi che non t’è concesso
Neppure d’insultarmi! La tua casa
È la più sozza di quelle taverne
Ch’offendon la Suburra, tue compagne
Son le matrone ch’educò la scola
Di Messalina, tuoi seguaci i vili
Che più non ànno patria nè pudore.
Ritorna in quel tuo mondo, e colà regna
Con l’esosa tua maschera di carne
Che usurpa il loco d’una faccia umana,
Ma qui ti crolla sotto i piè la terra:
L’imperiale porpora nasconde
Invano l’istrione, e molti in Roma
Sanno l’opere tue.
MENECRATE
Corta, a dir vero,
Ma eloquente filippica!
ATTE
E tu trova
Modo, se ti riesce, di forarmi
Con uno spillo la bugiarda lingua.—
(gitta sul buffone uno sguardo di disprezzo, ed esce)
SCENA III.
Menecrate