MENECRATE
Ò già pensato;—adesso svelo
I miei pensieri.—Atte, m’è noto: sei
Gelosa di Nerone, ed è gran pena
L’esser gelosa del signor del mondo!
Non farmi il viso arcigno, ed alla mia
Colpa perdona.
ATTE
Alla tua colpa?
MENECRATE
Senza
Volerlo, afflissi di crudel ferita
L’ambizione ed il tuo cuor di donna.
L’imperatore ed io stavam seduti
Nel teatro ch’à nome da Pompeo;
Sopra il volto di Cesare calava
Densissima la noia, e per cacciarla,
Gl’insegnai quella greca giovinetta
Che danzava levissima com’aria,
Dolce come una grazia.
ATTE
Ed adempivi
Il tuo mestiere.
MENECRATE
Ciò credo; Nerone
Si rallegrò.