— Maestro Cecco non è nè eretico, nè negromante, se non quando chiamasi così da' nemici suoi, perchè lo sanno più sapiente di loro; nè ai Cavalcanti è nemico. Contraddisse a certe dottrine filosofiche di messer Guido vostro nella sua canzone dell'Amore, ma queste tra' filosofi sono cose comuni, nè generano nimicizia; e vi dirò anzi che maestro Cecco, piuttosto che per onta della vostra casa, favorì l'amor di messer Guglielmo per temperare la mala impressione che la sua disputa con messer Guido potesse aver lasciato nell'animo dei suoi consorti e dei Fiorentini, tanto prode e tanto gentile e tanto dovizioso è il cavaliere che egli vorrebbe veder vostro genero. Ma quel maestro Dino, che, trovatosi a leggere insieme con Cecco a Bologna, si vide essere sopraffatto da lui in opera di scienza, e la sua scuola più fiorito della sua, e lui acclamato e celebrato da tutti, ne prese tanta invidia e tant'odio, che per opera sua fu accusato di eresía a Bologna; e qui adesso, non solo si studia continuamente di farlo còrre in fallo di eretico, e di accumulargli odio addosso in tutti i modi che può; ma è tanto accecato dalla passione, tanto è dimentico della propria dignità, e del proprio debito suo, che, dove egli dovrebbe adoperare ogni argomento dell'arte per sanar voi di ogni male dell'animo e del corpo, quei mali accresce a mille doppj, facendovi veder le cose tutte diverse da quel che sono, ed uccidendo voi e la figliuola, sol perchè in questa faccenda ha le mani maestro Cecco.

— Non posso pensar tanto male di maestro Dino....

— Pensate a mente quieta, se è ufficio di amico vero, e di medico buono, l'amareggiare piuttosto che addolcire i dolori dell'amico e del malato, e ben tosto vi persuaderete. Voi, messere, per opera di costui, siete in peggior condizione che non vi lasciai; e la povera Bice vostra non potrà molto lungamente durare a far quella vita così tribolata, e orrendamente desolata.... Deh! vi muovano le sante ed accese parole della badessa; abbiate pietà di quella angelica creatura, che più d'ogni altra cosa si accuora dell'essere lontana da voi, e del sospetto che non le vogliate più bene: abbiate pietà di voi stesso....

A queste parole il vecchio si commosse da capo: da capo rilesse la lettera della badessa; stette un pezzo sopra di sè, ed all'ultimo risolutamente disse:

— Frate Marco, son vinto. La mia Bice tornerà a Firenze: la vita senza di lei è per me peggio assai che la morte....

— Ma questo, messere, non è sufficiente, se non alla contentezza vostra....

— Intendo, e consentirò anche alla contentezza della dolcissima figliuola mia, quando per altro ed ella e il suo cavaliere giurino di osservare le condizioni che io porrò loro. Ora si sta apparecchiando nuova guerra contro il mortale nemico del nome fiorentino: il cavaliere vi sia, e si porti in modo che tutta Firenze debba lodarsene, e salutarlo suo campione; e fino a guerra finita, giuri sulla fede di leal cavaliere, che alle case dei Cavalcanti non si appresserà ad una balestrata; e la Bice accetti anch'essa tal patto, e giuri che fino a quel giorno più non vedrà il cavaliere. E più giuri il cavaliere che fino che tengo io gli occhi aperti, egli non allontanerà da Firenze la mia figliuola.

— Sono duri patti; ma non è da dubitare, che così l'uno come l'altra gli accetteranno.

— Ora, bel frate, correte tosto al cavaliere a sapere il suo pensiero; e poi, per amor vio, cavalcate da capo in Mugello a dar la novella alla Bice, recando anche risposta alla lettera della badessa. Dio ve ne renderà merito: ed io ne farò alla vostra chiesa un buon presente per rimedio dell'anima, mia.

E il frate senza metter tempo in mezzo si mosse, essendo prima rimasto con Geri che la sera stessa avrebbe portato la risposta di messer Guglielmo, e presa la lettera per la badessa.