— O dunque in che si è ammollito il cuor di mio padre? — disse la fanciulla mezza tramortita.
— Voi, frate Marco, entrò qui la badessa, voi che la parte più efficace aveste in quest'opera di riconciliazione, voi dite il tutto alla Bice.
E il frate, fattosi da principio, raccontolle minutamente come era andata la cosa, e le condizioni poste da Geri — Le quali, se voi accettate, soggiunse il frate, è qua il fante di vostro padre che ricondurravvi tosto a Firenze.
Come la Bice udì essere venuto il fante di suo padre, ritornò tutta lieta; e benchè la condizione di non più veder Guglielmo paressele dura troppo, tuttavía, sapendo aver consentito anche il cavaliere, soggiunse:
— Seconderò scrupolosamente la volontà di mio padre, e ne starò tranquillissima, non dubitando punto che il mio cavaliere non torni acclamato dall'impresa contro il nemico di Firenze, che voi, bel frate, dite essere prossima.
E poi volta alla badessa:
— Mamma mia dolce; ed ora debbo partirmi da voi! e la gioja di riabbracciare il mio babbo, e di rivedere le mie case, non disacerba il dolore ch'io sento. Vi amo proprio come facevo la mia povera mamma.
La buona suora a queste parole si commosse tutta, e tergendosi le lacrime, rispose:
— Bice mia, ed io avevo appreso ad amarti come figliuola carissima. Va: sii buona figliuola ed obbediente; e Dio ti conceda di essere presto felice, e di essere degna moglie del prode e gentil cavaliere che vidi qui. Io sono sacrata a Dio; egli è il mio sposo, e lui adoro con tutto il mio cuore. Tu ricordati spesso di questa povera donna, che rimane qui alla vita, per essa dolce oramai, di penitenza; che sempre a te ripenserà con affetto caldissimo: e questo priego che ora ti fo non ti dispiaccia appagare quando sarà il tempo. Tu sarai tra non molto, il cuore mel presagisce, sposa al tuo cavaliere. Fate allora, figliuoli miei — e così dicendo le lacrime le piovevano abbondantissime dagli occhi — fate che io vi rivegga uniti col sacro vincolo del matrimonio, e sempre più amanti l'uno dell'altro: e dopo ciò morrò volentieri.
La Bice non piangeva meno della badessa; nè i due sacerdoti stavano ad occhi asciutti. Ella, non solo promise alla badessa che sarebbero da lei come prima fossero sposati; ma aggiunse che la gioja del rivederla, e del darle tal consolazione sarebbe di poco minore alla gioja dell'essere moglie a Guglielmo; poi, datesi tutte a mettere in assetto le robe per la partenza, e rinnovellati tre o quattro volte gli addii più amorosi, le lacrime, gli abbracciamenti ed i baci, mossero tutti verso Firenze. La buona suora dal più alto luogo del monastero gli seguitò con l'occhio fin che potè; ed appena gli ebbe perduti di vista si gettò spossatamente sopra una sedia che erale appresso, e levati gli occhi al cielo, fece questa preghiera: