— Sì, avrai il tuo Guglielmo. Quel cavaliere è degno di te; e come il nostro comune gli ha decretato solennemente titolo di alto onore, così io voglio, per amor della mia Bice — e qui la baciò in bocca amorosamente — così io voglio dargli tal guiderdone, che il faccia più lieto dì ogni altro.

Era tanta la gioja di quella fanciulla, che ne rimase sopraffatta, nè sapeva trovar pure una parola da significare a suo padre quanto le fosse grata; e solo sfogavasi a baciargli le mani ed il volto, e ad abbracciarlo, piangendo lacrime di dolcissima consolazione. In questo si udì battere lievemente la porta; e ricompostisi alquanto ambedue, Geri esclamò:

— Chi è di là? entrate.

E tosto si fe' innanzi il suo fante dicendo esser venuto frate Marco de' Predicatori; a che il vecchio prontamente:

— Ben venga.

E poco dopo entrò frate Marco, tutto lieto nell'aspetto; ma che tosto si turbò, parendogli di intravedere qualche cosa di strano nel volto di Geri e della sua Bice, il che procedeva dal voler ciascuno de' due celare la commozione che gli agitava. Messer Geri si accorse di questo turbarsi del frate; e com'egli era rimasto fermo in mezzo alla stanza, nè dopo il saluto avea più fatto parola, così gli disse con benigno sorriso:

— No, frate Marco, no; l'alterazione che appare ne' nostri volti non ha veruna cagione che non sia di letizia e di contentezza. Sapete pur le novelle della guerra....

— So le novelle della guerra, rispose, e so per avventura ciò che voi ancor non sapete. L'oste vittoriosa sta per ritornare a Firenze, ed il comune vuol che entri come in trionfo, e che sieno altamente onorati il conte e messer Guglielmo vostro genero.

— Mio genero? — disse con sorriso di compiacenza il vecchio, mentre la Bice guardava tutta sfavillante di gioja suo padre — mio genero messer Guglielmo non è.

— Ma sarà ben tosto; e voi ne sarete invidiato da tutti i padri di Firenze, e ne proverete ineffabile contentezza.