— Sì, frate Marco; sì, mia dolcissima Bice; — disse Geri abbracciando la figliuola, e baciandola affettuosamente — saremo tutti consolati. Ma quando dite che torna la nostra gente?
— Ero venuto appunto per questo. Doman l'altro in sull'ora di sesta la gente sarà qui; piacevi egli, messere, di vedere la solenne entrata di essa? Potreste venire meco in luogo acconcissimo.
— Piacemi; e sarovvi con la Bice, se la Bice può esservi anche essa.
— E lo domandate, messere? E la festa non si fa per il suo cavaliere? E volete che sia priva della consolazione di vederlo acclamato da un popolo intero, salutato difensore della sua terra, e il più prode fra tutti i cavalieri che portano armi?
La povera Bice, vedendo suo padre così cambiato ad un tratto, udendo le parole del frate, per lei così dolci, e sentendo essere così vicino il momento di rivedere il suo Guglielmo (e come rivederlo!) e di essere sua sposa, non sapeva raccapezzarsi se era desta o se sognava; non trovava il verso di articolare parola, e se ne stava avvinghiata a un braccio di suo padre, guardandolo spesso amorosamente, ed ora volgendosi a frate Marco con sì soave sorriso, che dava idea quaggiù della beatitudine degli angeli.
— Su, via, su Bice, — disse il vecchio, svincolandosi dalla figliuola, — pensa a mostrarti donna: pensa che si disdice alla sposa di un prode cavaliere ogni molle femmineo affetto: ricordati che sei dell'antico sangue fiorentino, e mostrati degna di esso.
A queste parole la Bice si ricompose tutta, e umilmente rispose:
— Perdonami, babbo mio dolce: non mi aspettavo così ad un tratto sì grande consolazione: sapevo che mi volevi il più caro bene del mondo; ma non credevo averne così tosto una prova tanto cara e solenne. Ma ripiglio la signoría di me stessa: e non vedrai atto, e non udrai parola da me, che non sia degna dei Cavalcanti, del mio cavaliere, e di una figliuola di questa nobile e cara terra.
Il vecchio abbracciò e baciò da capo la Bice: ringraziò caramente frate Marco della profferta fattagli, promettendo che due mattine appresso sarebbe ito con la Bice al luogo dov'esso diceva di volergli condurre, per vedere il ritorno della gente fiorentina; e pregandolo che il tenesse ragguagliato in questo mezzo, se nulla occorresse che, o a lui o alla gloria e buono stato di Firenze si riferisse. Frate Marco lo accertò che tutto sarebbe fatto secondo il piacer suo: ricordògli la promessa fatta che egli sarebbe stato colui che avrebbe benedetto l'anello del matrimonio; e tutto consolato, si partì dalle case dei Cavalcanti, per andare ad informar d'ogni cosa maestro Cecco.
Il duca frattanto, il comune di Firenze, e la città tutta quanta si preparavano a ricevere degnamente l'esercito vittorioso, e a degnamente onorare il conte Beltramo e messer Guglielmo. Le vie per le quali dovevano passare erano sino dal dì innanzi parate a festa, e tutti i palagj adorni con drappelloni e bandiere: le compagníe di tutte le arti si affaccendavano con ogni studio a mettersi in punto di comparire onorevolmente: la piazza poi dei signori, dove il conte Beltramo, e messer Guglielmo con i suoi cavalieri, dovevano fermarsi, era una festa a vederla, tanto riccamente era adorno il palagio dei signori, e gli altri palagj da parte di tramontana. Sulle gradinate era ordinato un nobilissimo e ricchissimo padiglione di sciamito rosso, seminato di gigli d'oro, e a destra di esso un trono reale per il duca e per la duchessa. Dalla parte di S. Piero Scheraggio, dove ora sono gli Uffizj e le logge de' Lanzi, siccome c'era uno spazio vuoto e sassoso, quasi un greto dell'Arno, e case poverissime, che avrebbero fatto brutto contrasto alla ricchezza della piazza, fu rizzato un palancato altissimo, e ricoperto tutto quanto con capoletti e pancali oltremodo ricchi, che fu tenuta una meraviglia. La sera medesima era cominciata ad avvicinarsi la gente dell'oste, e si posava ciascun drappello dove meglio pareva opportuno a' lor caporali per passarvi la notte, ed entrar poi tutti insieme a Firenze la mattina appresso; e già molti fiorentini erano usciti la sera stessa fuori di porta a S. Frediano per vedergli arrivare; come altri moltissimi fin dalle prime ore dopo mezzanotte erano andati a prender posto ne' luoghi più opportuni a meglio vedere il passaggio della gente e dei capitani.