Come prima spuntò il giorno poi, la gente si affollava sempre più per le vie e per la piazza della signoría, dove i fanti del podestà potevano contenerla a fatica dentro il termine ad essa assegnato; e molto tempo prima dell'ora stabilita all'entrata, le finestre di tutti i palagj e di tutte le case erano adorne di capoletti, e qua e là di bandiere; e fiorite di belle e ben adorne donne e fanciulle. Il conte Beltramo con messer Guglielmo erano giunti fin dalla sera, e fermatisi al monastero di S. Donato a Scopeto, dove il duca ed i signori mandarono a salutarli e far loro onore: per parte del duca andò messer Gualtieri di Brienne; e per i signori priori, andò messer Caroccio di Lapo degli Alberti, uno di essi; e tanto fece maestro Cecco, che potè andare insieme col duca d'Atene, e parlare e salutare prima di ciascun altro messer Guglielmo, il quale, come il lettore s'immagina, trovò modo di domandargli della sua Bice, e di essere informato di ogni cosa minutamente, e dove sarebbe stata a veder la festa, sapendolo Cecco da frate Marco: di che Guglielmo prese meravigliosa letizia.

La buona Bice era così sopraffatta dalla gioja che tutto il giorno ne stette come smemorata, e di nulla sapeva pensare, se non della sua vicina felicità; e in tutta la notte non potè prender sonno quasi mai, chè sempre mulinava col cervello, e le pareva ogni ora mille di poter rivedere il suo cavaliere; e le si dipingeva alla fantasía, prima anche di vederla con gli occhi del corpo, la solennità della mattina appresso: vedeva il suo Guglielmo su nobile palafreno, acclamato e celebrato da tutti, di nulla curarsi, ma cercare con gli occhi desiosi se vedesse lei a qualche balcone; gioiva tutta, pensando quanto l'avrebbero invidiata le altre donzelle fiorentine; nè l'ultima delle sue contentezze era quella di veder contento anche il suo caro babbo.

Come prima cominciò a farsi giorno, ella, chiamata la sua cameriera, saltò il letto, e volle subito metter mano ad acconciarsi: non che la fosse ambiziosa e troppo vana, chè anzi nelle acconciature era semplicissima e schietta; ma perchè parevale, affrettandosi ella, che, anche il tempo dovesse affrettare il suo corso: e parevale, acconciata che fu, il tempo invece esser più lento, e spesso spesso facevasi alla finestra per vedere quanto montava il sole, e lo accusava di pigro e di neghittoso. Poi mandò sentendo se messer Geri fosse ancora desto; e dettole di no, se ne tribolava, dubitando che si facesse tardi; e chiamava il fante di lui che andasse a svegliarlo; nè egli attentandosi a farlo, almeno il pregò che facesse del rumore presso alla camera, per vedere se si svegliava da sè. E come poi Geri si fu levato, la Bice, già messa tutta in punto, erale sempre d'attorno, amorosamente sollecitandolo, sempre agitata dal dubbio che l'ora passasse, ed ogni momento parevale un giorno: tanto che quel buon vecchio per contentarla, uscì di casa assai di buon'ora, ed arrivarono al luogo detto loro da frate Marco, che neppur egli era per ancora arrivato, benchè poco indugiasse. Il detto luogo era un'assai nobile casa dei Malespini, posta sulla piazza de' signori, dalla parte di tramontana, il più bel punto, fuorchè il palazzo della signoría, da poter vedere la festa.

La piazza, come dissi poco fa, torno torno era gremita di popolo; i balconi tutti pieni di belle donne, e per tutto appeso ghirlande, festoni e bandiere: i tetti di tutte le case, anch'essi pieni zeppi di gente; alle finestre del palazzo de' signori erano i cavalieri della corte con le loro dame, e tutti aspettavano il segno che la gente fosse alla porta, e scendessero dalla scalinata il duca ed il gonfaloniere co' priori. La Bice era ad un balcone, accanto a suo padre, e dall'altro lato stavale frate Marco; era vestita schiettissimamente, e senza altro ornamento, che una piccola ghirlanda, ed una ricca cintura con una graziosa scarsella; e quella semplicità contrastava mirabilmente col grave addobbo di vesti, di trecce e di gioje delle altre donne. Ella però a nulla guardava e nulla vedeva; e sbadatamente rispondeva anche alle domande di suo padre e del frate, con gli occhi sempre intenti al luogo donde il segno doveva venire: e benchè fosse poco più di mezz'ora che erano lì, le pareva di esserci già stata ore ed ore.

Il segno finalmente fu dato, ed il cuore stette per uscirle dal petto, tal balzo esso fece: poco appresso comparve dal palagio della Signoría il duca e la duchessa, salutati da uno scoppio d'applausi, e dalle solite grida, forse fatte fare, di Viva il duca, Viva il signore: assettaronsi sul loro trono, da un lato del quale era messer Gualtieri di Brienne, col cancelliere vescovo d'Aversa, e dal lato opposto un altro dei principali cavalieri della corte con maestro Cecco d'Ascoli, che fu voluto altamente onorare dal duca, come colui che aveva presagito l'esito felice di questa impresa, e confermato così certamente il presagio, anche dopo la prima sventura.

L'entrata della nostra gente era ordinata così: innanzi a tutti cavalcava il conte Beltramo, guidatore di tutta l'oste, e cavalcavagli allato messer Guglielmo d'Artese: seguitava ad essi, a distanza di forse cinquanta passi, la prima schiera de' cavalieri, che erano stati ajuto principalissimo alla espugnazione di S. Maria a Monte e di Artimino; poi altre schiere di cavalieri, e per ultimo la gente a piedi: dovevano entrare tutti quanti per la porta medesima; salvo che la gente a piedi, arrivata che fosse dinanzi alla chiesa del Carmine, doveva volgere verso la chiesa e la piazza, e spargersi quindi in piccoli drappelli per le varie parti della città, passando il fiume dal ponte alla Carraja: la schiera de' cavalieri dovevano, facendo capo al ponte a S. Trinità, per passar quivi il fiume, andar poi difilato sulla piazza della signoría, schierandosi ordinatamente nel mezzo di essa, lasciata vuota a bella posta.

A un tratto si udì da coloro che erano in piazza un lontano suono di trombe dalla parte di Vacchereccia, e tutti quanti si voltarono da quella parte, e si levò da ogni lato tal bisbiglio e tal mormorío che dimostrava la comune impazienza. La Bice quanto più il suono si appressava tanto più forte e più frequente sentiva battersi il cuore: e non levava mai l'occhio dal canto di Vacchereccia, là donde sarebbe spuntato il suo Guglielmo; nè messer Geri era meno ansioso e meno attento di lei.

Le trombe già sono in Vacchereccia, e la povera Bice tremava per modo che mal si reggeva sulle gambe e sudava fil filo: i trombettieri già sono in piazza: da Vacchereccia e da Mercato Nuovo si udivano tuoni di applausi, e di festose voci: Viva messer Guglielmo d'Artese, viva il conte Beltramo, viva i difensori della libertà fiorentina; le voci rinforzano; e cominciano per la piazza gli applausi e i viva a Guglielmo; ed eccolo, egli ed il conte, entrar da Vacchereccia.

Come prima la Bice scorse il noto elmo ed i notissimi colori delle piume del cimiero, e lo udì salutato ed acclamato da mille e mille voci, prima diventò rossa come il fuoco, poi aperse le labbra a dolcissimo sorriso, seguíto da lacrime di gioja ineffabile, e appoggiato il capo sulle spalle di suo padre, che anch'egli lacrimava dalla consolazione; nè disse altre parole, se non:

— Babbo mio dolce, ogni cosa riconosco da te!