L'atto della Bice e le lacrime di lei e di messer Geri, non si videro nemmeno dai più vicini, perchè ciascuno era atteso a ciò che facevasi in piazza: solamente frate Marco fece accorto il vecchio e la fanciulla che si ricordassero dov'erano; e le poche parole di lui bastarono a ricomporre quegli spiriti così turbati.

Intanto da ogni parte era un continuo squillar di trombe, anche per le altre vie di Firenze donde passavano le genti a piede: come prima il conte e messer Guglielmo furono a mezzo la piazza, il duca con tutta la corte, il gonfaloniere co' priori, si alzarono in piedi, levandosi il duca ed i suoi cavalieri la berretta, e il gonfaloniere ed i priori il cappuccio; e mentre la gente a cavallo si schierava con bell'ordine intorno alla piazza, i due campioni si erano appressati alle scalinate, smontando da cavallo per andare a far riverenza così al duca, come alla signoría, da' quali tutti furono trattenuti con benignissime parole, ed ebbero pari donativi: il duca donò a ciascuno dei due un nobilissimo palafreno; e, in nome del re Roberto suo padre, la carta che dava a ciascuno di loro titolo e rendita di signoría nel reame, ed un nobilissimo anello di inestimabile prezzo; il gonfaloniere, a nome del comune, diè loro carta che conteneva il titolo di difensori della libertà fiorentina, un gonfalone con l'arme del comune, ed una spada ricchissima per materia e per lavoro, creandoli ambidue cavalieri di popolo: e tutto questo si faceva tra il continuo applauso della gente, e tra lo squillar delle trombe, che mai erasi veduta una festa ed una letizia sì fatta.

Mentre Guglielmo usciva dalle scalee per rimontare a cavallo non trascurò di fare atto di umile riverenza a madonna la duchessa, che gli corrispose con sorriso, e con saluto benignissimo; ma quel sorriso si spense ben tosto quando il cavaliere, veduto maestro Cecco, non molto lunge dal baldacchino del duca, si fece verso lui, e parlarono insieme non so che cosa; e quando vide che il cavaliere cercava con gli occhi ansiosamente i balconi di quelle case dove era la Bice; la quale vedeva pure ogni cosa, e sentiva struggersi dall'amore e dal desiderio che gli occhi del suo Guglielmo si incontrassero coi suoi, il che se avveniva, non poteva nè l'uno nè l'altro discernere per la troppa lontananza.

Finita ogni cerimonia, il conte e Guglielmo rimontarono a cavallo e si avviarono al palagio, dove il duca aveva mostrato desiderio che andassero per conferire con essi; e la gente si avviò tutta alle proprie case, per ripigliare ben tosto la gioja e il sollazzo, come si fè tutto il giorno per la intera città.

CAPITOLO XL. LA VENDETTA SI MATURA.

Alla corte del duca era per quel giorno ordinato un grandissimo convito, e dovevano esservi, col conte e con Guglielmo a cui onore si faceva, il gonfaloniere di Firenze con tutti i priori; ma prima volle il duca conferire co' due capitani le cose della guerra; perchè, se il popolo e la città vedevano solo quel che appariva di fuori, egli sapeva quel che celavasi dentro, e comprendeva bene che, se erano state veramente splendide le recenti vittorie, Castruccio non era per questo abbattuto, e ci bisognava molta forza e molta arte a sì grande effetto; tanto più che erano venute sicure novelle come il Bavaro si avvicinava con la sua gente alle parti di Toscana; e questa era la cagione perchè aveva comandato al conte di ritornare a Firenze con tutta l'oste, che male sarebbe stata sufficiente contro al Bavaro ed a Castruccio.

Di queste cose che il conte e Guglielmo ignoravano, come ignoravale ciascun altro, fuorchè il duca d'Atene, informò il duca i due capitani; e come lo stesso duca d'Atene era presente a questo colloquio, si deliberò lungamente che partito fosse da prendere, e si prese, come è naturale, quello di fare uomini e denari quanti più si poteva: benchè il poter aver denari dai fiorentini era cosa assai malagevole, dacchè il comune di Firenze in un solo anno di signoría si trovò speso più di cinquecento migliaja di Fiorini d'oro, che per quel tempo sarebbe stato gran cosa ad un gran reame; e tutti erano usciti dalle borse de' fiorentini: onde ciascun cittadino si doleva forte.

Per la qual cosa si propose di pensare maturamente ad ogni occorrenza, e che così il conte come Guglielmo sarebbero stati spesso a consiglio col duca per questa cagione.

Dopo ciò il duca e gli altri ritornarono nella gran sala, dove il gonfaloniere e tutti i più segnalati uomini della Corte stavano raccolti, trattenuti cortesemente dalla duchessa; e senza dar nulla a conoscere, continuarono i lieti ragionamenti e le lodi a' due capitani vittoriosi. Lodi molte non mancarono a maestro Cecco d'Ascoli per la sua predizione avverata; e il duca stesso; un poco perchè veramente il credea, e dal buon esito di questa impresa argomentava l'ottimo fine della guerra; ed un poco per dargli in cospetto degli avversarj suoi un pegno d'affetto e di estimazione, acciocchè si temperassero contro di lui, si volse ad esso dicendogli parole di gran bontà e di grande affetto, e lodandolo per il più grande scienziato di quel tempo.

L'esempio del duca fu ben tosto seguitato da parecchi cavalieri, e dal conte stesso; e più che da tutti da Guglielmo, a cui non pareva vero di avere questa occasione di parlare a lungo con maestro Cecco, il quale ebbe agio di accertarlo che messer Geri ardeva di vederlo suo genero, poco men che la Bice di vederlo suo sposo; e che facesse di trovar tosto frate Marco, come prima avesse un poco di tempo libero, il quale gli avrebbe detto molte e molte cose.