— Alla data fede non ho mai fallito, nè fallirò questa volta; ma il vederti qui più a lungo ora, potrebbe farmene dimenticare. Va, dunque, se brami ir salvo.
Cecco partissene tanto confuso che non sapeva più dove fosse, nè dove s'andasse; ed a fatica trovò la via di uscir di palagio. Rimasti soli il duca e la duchessa, questa usò tutta l'arte onde era maestra per destare sempre più in esso la compassione verso di lei, e l'ira e lo sdegno contro il povero Cecco: mostravasi compresa della grande afflizione; piangeva e sospirava; e tra' sospiri diceva:
— Mio dolce signore, e fia possibile tanta nequizia in una figliuola nostra? nella dilettissima nostra Giovanna, che somiglia un angiolo del paradiso?
Il duca sopraffatto dall'inaspettato prognostico, e affollato da diversi e strani pensieri, poco attendeva alle parole della duchessa; e senza rispondere ad essa:
— Micidiale de' suoi! — esclamava tra sè — Rotta al vizio di lussuria!... Regina di possente e fiorito reame!... E qual reame più fiorito e più ricco del reame di Napoli?... Ed io?... Oh malnato Ascolano! tu ne menti per la gola: son bugiarde le tue stelle.
— Monsignore — disse allora la duchessa, volendo battere il ferro mentre era caldo, ma pigliando altra strada, poichè le precedenti parole sue aveva il duca mostrato di non intenderle — le stelle, io mi penso che sieno sempre state un pretesto per il vostro diletto astrologo. E ripensando bene a tanto impudente suo procedere, vedo che l'ha fatto per isfogo del suo maltalento contro di me, perchè sempre mi sono addimostrata poco credula della sua scienza, e perchè non ho cessato mai di consigliarvi a rimuovere da voi tanto scandalo, quanto è quello di tenerlo alla vostra corte.
— Ed oserebbe egli di oltraggiare così fieramente la moglie del suo signore, e il suo signore stesso ad un'ora?
— E d'onde, mio dolce signore, donde prendete voi cotanta fiducia della costui lealtà? Egli vi è noto solo da pochi anni in qua; e con meraviglia di tutti i buoni, vi siete lasciato prendere alla costui astuzia, e falsa scienza. Ma chi il conosce fino dalla sua gioventù, chi sa le nequizie sue, le brighe avute con santa chiesa per conto delle sue eresíe, le sozzure onde va brutta la sua vita; chi sa queste e tante altre cose di lui, l'una più vituperosa dell'altra; ne fa giudicio ben diverso da quello che ne fate voi: e tutti coloro che vi riveriscono, che vi amano, e sono desiderosi della vostra grandezza, gemono in cuor loro e si attristano, vedendo costui tanto onorato a questa corte, con vergogna e periglio vostro e di noi tutti.
— Pericolo? e che pericolo ci può essere?
— Lasciamo andare che i fiorentini tutti veggono troppo di mal occhio esser tanto onorato appresso di voi questo negromante, nemico loro e della loro città: voi de' fiorentini non temete, nè delle loro querele vi date briga; con tutto che la signoría che non si fonda sull'amore e sulla estimazione del popolo, sia sempre di vetro, che ogni piccolo urto può romperla....