— Madonna, voi siete troppo accorta maestra di reggimenti di popoli — disse il duca con lieve sorriso; ma celando a fatica la mala impressione di tali parole di sua moglie.

— L'amore è sempre accorto e buon consigliere — disse la donna con amoroso sorriso — Ma lasciamo stare i fiorentini, e le signoríe temporali. Voi siete qui capo della parte guelfa, e prediletto figliuolo di santa chiesa: parvi egli dicevole, non solo il comportare che uno, già condannato per eretico, la eresía insegni qui pubblicamente; ma anche il tenerlo appresso di voi; l'onorarlo, il promettergli difesa contro qualunque de' suoi nemici?

— Insegna la eresía? Gli ho promesso difesa?

— Sì, mio signore, egli legge — dee pure avervelo detto altra volta il cancelliere vostro — egli legge, colà in Calimara, un certo suo libro eretico, per il quale fu condannato a Bologna; e lo legge mancando altresì al giuramento solenne che fece di più non leggerlo: per la qual cosa non può fallire che di corto non debba renderne ragione al tribunale della santa Inquisizione. Volete voi allora mettervi a contrasto con santa chiesa per difendere un così vil paltoniere...?

— Ma io difesa non gli promisi....

— Egli però mena orgoglio di questa vostra promessa: e fidando in essa, ogni dì cresce la sua baldanza, e ne fa prova, come vedeste non ha guari, contro la donna medesima del suo signore, e contro il suo stesso signore. E voi comporterete più tal tracotanza, ed onta sì grande?

Il duca, che per l'addietro non aveva mai ascoltato, se non sbadatamente, le querele fattegli contro Cecco e dal cancelliere e dalla duchessa, questa volta le udiva attentamente, e gli parvero molto gravi, e molto vere; tanto più poi perchè aveva già l'animo mal disposto contro di lui a cagione del prognostico sulla figliuola; nel quale, se parvegli gravissima l'onta fatta a sè ed alla sua casa, rispetto alla scandalosa vita della piccola Giovanna, più che altra cosa gli rimase fitta nel cuore quella predizione ch'ella sarebbe regina d'un potente e fiorito reame, perchè c'intravvedeva, la morte sua dover precedere quella del re Roberto suo padre, e dover succedere nel regno questa sua figliuola, come veramente poi fu. Di sorte che ne stava troppo di mala voglia: e non solo per il pensiero del non dover succedere nel regno; ma perchè Cecco fosse stato così ardito da dirglielo in viso. Laonde, stato un pezzo sopra di sè, volsesi alla duchessa, e baciandole caramente la mano:

— Mia dolcissima donna, gran mercè: le vostre parole sono savie; e mi danno certezza del vostro amore per me.

E senz'altro uscì della stanza. Come il duca fu un poco discosto, la donna, mandando un alto sospiro di compiuta satisfazione, esclamò con voce ed atto di gioja feroce:

— La vendetta è vicina.