[19]. Era tuttora fresca nella memoria dei fiorentini la strage dei Paterini fatta in Firenze per opera principalmente di San Pier Martire, che vi rimase ucciso pur egli. Per gli altri, qui si vuole alludere all'arsione di altri per eretici, di Pietro Carnesecchi, del Savonarola, e di Cecco stesso, a cui si fa qui fare questa predizione, nella quale si suppone che vegga le condanne così in genere, senza avere la certezza delle persone che si condannerebbero: chè, altrimenti, avrebbe dovuto prevedere anche la sua.
[20]. Né sono senza curiosità gli altri cenni statistici di quel tempo, registrati dal Forti nel suo Foro toscano manoscritto, e che qui registro anch'io come quelli che danno molta luce alla storia, e chiariranno come tra noi si conoscesse fino da tempo remotissimo l'importanza della statistica.
La città aveva 90,000 anime, senza i forestieri e i religiosi; i forestieri erano 1500; i frati, monache o preti 5000. Ogni anno si battezzavano in S. Giovanni circa a 6000 persone. Vi erano nello studio da 1000 scolari: alle scuole d'abbaco famiglie 1200 in più scuole: alla grammatica e logica in quattro scuole 600 fanciulli. Vi erano 110 chiese: cioè parocchie con popolo 57, badíe 5, prioríe 2, monasteri di donne 26, regole di frati 10: vi erano 30 spedali: medici, cerusici e fisici buoni 60: giudici 80: notari 600: botteghe di calzolaj, pianellaj, zoccolaj 300, botteghe di speziali 100, botteghe di fornaj 126. Ogni giorno si consumava in Firenze 140 moggia di grano, e 70 mila boccali di vino: tra buoi e vitelle se ne consumava 40,000 ogni anno, e castroni e pecore 60,000, capre e becchi 20,000, porci 30,000; nel solo mese di luglio entravano in Firenze 2000 some di frutte. La zecca batteva ogni anno 40,600 fiorini d'oro, e libbre 200,000 di quattrini.
[21]. I medici antichi facevano la diagnosi della malattia guardando accuratamente le orine del malato; e queste chiamavansi il segno.
[22]. Cecco diceva veramente di avere uno spirito di questo nome, che lo governava e lo guidava nelle cose scientifiche.
[23]. Nel Novellino si racconta un fatto simile, ma più strano, avvenuto alla Corte di Federigo per opera di un negromante.
[24]. Il vino del Reno ha conservato fino ai tempi nostri la sua fama.
[25]. Ciò si racconta che lo facesse in bottega d'un barbiere; ora lo veggiamo fare continuamente dai prestigiatori; e solo qui si può opporre che Cecco nella loggia dei Gherardini non potea aver preparato quel che bisognava a questa illusione ottica. Basti il fatto; il restante mi si conceda per acconcio del mio racconto, in queste sole magie favoloso.
[26]. V. Forti, Foro toscano.
[27]. Che sotto Pistoja vi fu battaglia, lo afferma il Salvi, storico pistojese.