Dal vostro Uccellatojo....

mostra aperto quale dovea esser Firenze in quanto a palagj e a monumenti, se, veduta dall'Uccellatojo, che è il punto dove prima scorge Firenze chi viene da Bologna, faceva più bella mostra che Roma veduta da Montemario. E che i contorni siano stati sempre amenissimi, e popolati di case e di nobili edifizj, ce lo attesta il Villani là dove dice: «Intorno alla città sei miglia avea più di abitúri ricchi e nobili, che riunendoli insieme, due Firenze avrien fatte»; ribadito dall'Ariosto due secoli dopo con questi versi:

Se dentro a un mur, sotto un medesmo nome

Fosser raccolte tue bellezze sparte,

Non ti sarian ad agguagliar due Rome.

Qual poi fosse la ricchezza e l'industria di Firenze circa que' tempi si raccoglie da un documento di pochi anni posteriore, registrato dal Pagnini nella Decima, dove si legge che vi erano 280 botteghe di arte di lana dentro la città, 83 botteghe d'arte di seta, magnifiche e di gran pregio, che facevano drappi di seta, e broccati d'oro e d'argento, e dammaschi e velluti e rasi; e queste botteghe aveano la seta dalle galeazze medesime fiorentine, senza aver bisogno di capitare alle mani de' veneziani e de' genovesi; aveva 33 banchi grossi che cambiavano e facevano mercanzia per levante, per ponente, per Bruggia, per Londra, per tutto il mondo.[20]

Ma io mi accorgo, e non vorrei che il lettore avesse a dire: te ne sei accorto un po' tardi, che l'affezione alla mia città mi porta un poco lontano dal proposito; e senza indugio ripiglio il filo del racconto.

CAPITOLO IX. LA SCOMUNICA.

Castruccio dal canto suo non rimaneva punto d'infestare i fiorentini, anzi imbaldanziva sempre più, essendosi unito a lui contro Firenze il vescovo d'Arezzo; ambedue i quali, benchè avessero promesso al legato del papa di venire agli accordi, tenevanlo in parole. Laonde bisognò cominciare a pensare di opporsi loro con le armi; al quale effetto il Duca, affine di apparecchiarsi alla guerra, di sua propria autorità mise un'imposta di 60 mila fiorini d'oro a tutti i cittadini potenti, la quale bisognò pagare su due piedi. Il legato dall'altra parte cercava d'indebolire Castruccio e il vescovo Tarlati con le armi spirituali; e il dì 30 di agosto, con grande solennità, pubblicò aspri processi contro Castruccio e contro il vescovo, minacciando che fra due giorni avrebbe solennemente scomunicato ambidue nella piazza di Santa Croce, come fece veramente. A tal solenne cerimonia volle essere il duca con la duchessa e tutta sua gente; vi furono anche infiniti e fiorentini e forestieri.

E come tanto se ne era parlato i giorni innanzi, così anche la Bice si raccomandò a suo padre che ve la conducesse, mostrandosi vaga di vedere il legato del papa e il duca con tutta la sua corte; ma in cuore pensando solo al suo Guglielmo, il quale aveala sollecitata celatamente che facesse di esservi, e che egli pur vi sarebbe così e così. Nè quel buon vecchio di Geri le volle questa volta disdire, avendo caro anch'egli di veder quella cerimonia, dove si fulminava il più acerbo nemico del nome fiorentino; e non pensando nemmen per sogno che col duca fosse venuto in Firenze Guglielmo: e di fatto ve la condusse. Geri con la figliuola erano in un punto della piazza non molto lontano da dove era il duca con la duchessa, e dove per conseguenza era anche Guglielmo.