— Non è scienza quella che contrasta alle sante dottrine della fede cattolica; ma è istigazione diabolica, che mette nella bocca del peccatore eretico parole e sentenze che a' volgari pajono scienza, e molti ne sono condotti a perdizione; e Dio voglia, che anche monsignor lo duca non sia sopraffatto da questo maledetto da Dio....
— Messere, voi mi spaventate....
— Ma lasciamo per ora star questo. Altro pericolo, e non lieve, porta con sè il favor dato a Cecco. Egli è ben noto a Firenze, perchè in quella sua sciagurata Acerba, fieramente si mostra avverso a Dante Alighieri, di cui questa terra tanto, e tanto degnamente, si onora; nè dubita di profferir parole di scherno contro di lui e della sua Commedia; e non dubitò parimente di scriver contro a messer Guido Cavalcanti, un altro illustre figliuolo di questa città. Il perchè pochi sono quei fiorentini che nol vedano di mal occhio, e che non si tengano come scherniti dal duca, accusato da parecchi di aver condotto seco, e di accordare il suo favore a Cecco per dispetto de' fiorentini e di Firenze. E il mal talento de' fiorentini si accresce alla giornata, perchè, non contento questo tristo di quello che contro al nome fiorentino ha scritto per addietro, studia ogni modo da accumular vituperj; ed è giunto a tale che, per via di amorazzi, cerca di svergognare le case de' grandi, come ha fatto di quella de' Cavalcanti.
— Ah! lo sapete anche voi?
— Sì, madama. Maestro Dino del Garbo mi ha informato di ogni cosa punto per punto.
— E come sta, se vi piace, questo fatto, del quale anche a me è giunto qualche odore?
— Messer Guglielmo d'Artese fu a Firenze per la signoría del potentissimo re Roberto, e pose amore a una dei Cavalcanti; tornato qua adesso, ha voluto riaccenderlo, e lo ha potuto fare per intermezzo di Cecco; di che messer Geri, padre della fanciulla, è grandemente sdegnato, per l'onta, che ne riceve la sua casa; e ne sono sdegnati molti amici di lui. Senza che, madama, questo Ascolano ha voce tra il popolo di esser negromante, e di avere continue pratiche col diavolo; e vedendolo caro al duca, pensano che anche il duca possa operare a suggestione diabolica: e hanno tanto orrore di ciò, che l'altrieri quando, dalle finestre del palagio, Cecco gettò alla gente quei fiori da lui maravigliosamente moltiplicati, cominciò a spargersi che erano fiori del diavolo, e tutti a furore corsero alla piazza di san Pulinari, e fattone un gran monte, gli arsero, maledicendo loro e Cecco, e non so se altri... Madama, il popolo fiorentino è buono: si guida, come dicesi, con un filo di seta; ma, provocato troppo, ferito nelle sue glorie e nella sua religione, potrebbe risentirsi; e l'ira del popolo è terribile.
La duchessa si mostrò molto impensierita di queste parole del frate, il quale, vedendo il momento propizio, tutto ardente di zelo:
— Madama, riprese, voi siete della cristianissima casa di Francia, e vostro avolo fu il santo re Luigi; monsignor lo duca è figliuolo di re cattolicissimo, e figliuolo prediletto della chiesa: fate di non oltraggiare la nostra santa fede. Per questa fede adunque, per l'onore, e anche per la sicurezza di voi e di monsignore, fate che cessi un tanto scandalo.
— Messere, voi avete udito come già mi garriva la coscienza per questa cosa di maestro Cecco, e i vostri savj ricordi mi hanno sempre più infiammata ad essere buona e divota figliuola di santa chiesa; e vi prometto che pregherò con quelle più efficaci parole che io posso il duca mio signore a fare altrettanto, e a togliersi da dosso questa vergogna. Solo mi parrebbe di dover procedere con qualche riguardo, amando egli troppo Cecco, ed aspettare il momento opportuno, che non può fallire, assicurandosi quel perduto sull'amore del duca, e pigliandone troppa baldanza. Pare a voi che si possa fare?