— Lo so, continuò quella dolente; tu sei prode, tu sei leale, sei amante della gloria, sei geloso dell'onore e del dovere, e a questo posponi ogni altro affetto; ed io te ne lodo, e più me ne piaci; ma t'amo troppo, Guglielmo mio.
— La mia lontananza sarà breve: nel campo e nella mischia il tuo adorato nome mi darà cuore a magnanime imprese; i fiorentini mi saluteranno loro campione; e forse lo stesso tuo padre si unirà con essi, e sarà ambizioso di dar la figliuola a chi combattè e vinse per l'onore e per il buono stato della sua terra.
— Oh dolcissime parole! Io ti veggo tornare tutto lieto della vittoria: vedo la gente che ti si accalca d'attorno; odo gli applausi, le voci di esultanza, i viva del popolo. Va, va, Guglielmo: sii prode come suoli: e se Firenze ti saluterà suo campione, non dubito che anche mio padre ammollirà la durezza sua. Ma alla guerra si muore, e se tu pure... — nè ebbe cuore di finire.
— Si muore, sì; e troppo me ne dorrebbe, solo per dovermi partire per sempre da te. Ma Dio non mi abbandonerà; combatto per la parte di santa Chiesa contro uno scomunicato; combatto per la franchezza di una nobile terra, figliuola di S. Chiesa; e si alzeranno al cielo per me i prieghi della più santa e angelica creatura che sia nel mondo.
E qui amorosamente guardò la Bice, e le pose timidamente le labbra sulla fronte.
— Mio dolce signore, così Dio secondi le tue speranze, come io non resterò di pregarnelo.
In questo punto i due amanti, che stavano abbracciati in dolce estasi d'amore, udirono il rumor di una porta che si apriva, e videro messer Geri con un torchio acceso in mano appressarsi verso di loro. La fanciulla volle fuggire; ma ritenuta da Guglielmo, chinò il capo a terra: Guglielmo aspettò a fronte alta il vecchio, che veniva diritto verso di lui, disposto già a sopportare senza risentimento ogni rampogna di esso, che bene si aspettava dovessero essere e molte e grandi; ma disposto del pari a frenare gli effetti dell'ira di lui, se mai accennassero di cadere sopra la povera Bice, alla quale non era rimasto sangue nelle vene.
Giunto il vecchio presso i due giovani, nulla disse alla Bice, e solo comandò alla cameriera, già avvicinatasi ad essa, che la conducesse nelle sue stanze; e singhiozzando ella pietosamente, e volendo cominciare a parlare, Geri gli gelò le parole sulle labbra con un terribile sguardo, e con un cenno risolutissimo le intimò di partire, al che non ebbe cuor di resistere, e si mosse tutta desolata, voltandosi solo indietro quando fu sulla soglia, per dare un ultimo sguardo al suo diletto. Partita la Bice, Geri, infilato il torchio nel suo bocciuolo, si voltò a Guglielmo che stava immoto, in atto più di rispetto che di minaccia, e gli disse con un sorriso di scherno:
— Ecco valenti cavalier provenzali! prodi solo a conquistare inesperte fanciulle, ed a svergognare le case dei gentili ed onorati cittadini.
— Messere, i cavalieri provenzali sono e prodi e leali quanto altro cavaliere o di Francia o d'Italia. Con me voi siete troppo crudo; io amo la vostra Bice, ma la venero come una delle santissime cose; e non che svergognare la casa vostra, io sono tale, e per legnaggio e per onorate imprese, che potrei e vorrei onorarla, diventando vostro parente.