— Badi: il compenso che il Diritto le darebbe, non dovrebbe essere indegno nè di lei nè delle Lettere.

— Mio caro signor Mussi (era appunto il signor Mussi que' che parlava meco), la quistione non è codesta: è che io romanzi non ne so fare, e non ne vo' fare.

— Ma ci pensi..... provi..... O almeno ci illustri un periodo di storia a modo suo. Insomma, vogliamo qualche lavoro di lei per l'appendice del Diritto.

— Ci penserò; ma non le prometto.

— A rivederla.

— A rivederla.

Io non aveva voglia per niente di pensare a questa faccenda; ma, capitatomi a mano in questo mezzo tempo un codice, dove era la sentenza di Cecco d'Ascoli; mi balenò in mente che nel fatto di questo illustre sventurato ci fosse materia da farci qualcosa: ripensai tutto quel periodo di storia, che è bellissimo: almanaccai per immaginare accessorj; e passando di un pensiero in un altro, mi trovai scritto nella mente un disegno, che mi parve da potersi colorire con qualche buon effetto. Allora mi venne voglia di provarmi; e scrissi al signor Mussi, che passasse da me, come fece senza indugio.

— Ho pensato a quell'affare: il soggetto sarebbe Cecco d'Ascoli: le piace?

— Mi piace; e poi, basta che piaccia a Lei.

— Le condizioni?