Con questi critici son pure d'accordo molti altri, il cui giudizio non riferiremo qui per non istancare il lettore. Chiuderemo pertanto esclamando col Fruscella: «il Cecco d'Ascoli è gloria novella delle lettere nostre.»
Ci resta a dire due parole della presente terza edizione del celebre romanzo. Allorquando si trattava di farla, l'egregio autore mi scriveva: «Correzioni non ce ne saranno, se non lievissime, avendovi posto molta cura nella seconda edizione.» Di fatti in ciò che concerne la materia ed i concetti la presente edizione è invariata, conforme alla seconda. Le correzioni ed i miglioramenti sono di lingua e di stile, e di questi ne ritroverai, quantunque per lo più lievi, in ogni pagina, essendosi l'insigne autore nuovamente affaticato a ripulire il suo esimio lavoro ed a condurlo per quanto possibile fosse alla perfezione. Questa è conseguentemente una edizione riveduta e migliorata dall'autore quantunque nel frontespicio non lo abbiamo detto. Del mio non vi ho aggiunto nulla, tranne tre o quattro brevissime notarelle che come tali sono contrassegnate. Ho poi posto ogni cura perchè la stampa riuscisse corretta quanto possibile. Se tuttavia errori vi sono rimasti spero di trovar scusa appo chi consideri che il libro non solo si stampò in Germania e da Tedeschi, ma eziandio molto lontano del mio presente luogo di dimora, lo che doveva necessariamente rendere di molto più difficile a me il curarne la stampa.
G. A. Scartazzini.
ORIGINE E PROPOSITO DI QUESTO LIBRO.
Una mattina, là sullo spirare del 1868, venne da me un compitissimo giovine e di bella maniera, il quale, dopo le cerimonie di uso, garbatamente mi disse:
— Vorrei un favore da lei.
— Due, potendo.
— Io son uno dei Direttori del Diritto; e vorrei che la ci scrivesse un romanzo.
— Un romanzo io? ma le pare? Io che non leggo mai romanzi; che non ho mai tentato nulla di simil genere; come vuole che possa fare un romanzo? Mi rincresce; ma questo appunto è uno di quei favori che non posso farle.