Mentre frate Marco era tra questi pensieri, ritornò nella sala messer Geri:
— Ecco, bel frate, questa è la lettera per la badessa: fate che l'indugio non sia troppo lungo.
— Messere, domattina all'alba sarò a cavallo.
— E Dio vi accompagni nel cammino, e vi conceda perfetta fine alla santa opera vostra.
E come il frate prendeva commiato, il vecchio, sopraffatto da un pensiero di paterno affetto e di desiderio della figliuola:
— A Dio v'accomando, frate Marco. Oh quanta invidia vi porto! voi vedrete la mia Bice: le parlerete; ed io debbo viverne in continuo desiderio, piangendo perduto il suo amore per quello di uno strano! Deh, se ogni vostro desío si compia, rendetemi l'affetto della mia diletta Bice, spiantatele dal cuore quel maledetto e diabolico amore. Sento prossimo il mio fine, e morrei disperato, se più non avessi a vederla....
— Messere, la vostra Bice potete pure richiamarla quando vi aggrada.
— Ma voglio la mia Bice di prima: voglio quella dolcissima Bice che tanto mi faceva lieto del suo angelico affetto. Questa, e non altra io voglio; e questa spero che dobbiate ridonarmela voi. Fate ch'io abbia questa consolazione, che io l'abbia tosto: la mia vita e la mia felicità l'aspetto da voi: l'esser solo mi spaventa.... Oh Bice mia, abbi compassione di questo sventuratissimo vecchio!....
E qui diede in un pianto dirotto. Il frate fu sempre più certo dell'amore svisceratissimo che il vecchio portava alla figliuola; e gli crebbe per conseguenza la speranza che il tutto si sarebbe potuto trovar modo di acconciare: per la qual cosa, promesso a messer Geri, che nulla avrebbe lasciato a fare per ricondurre la Bice al suo affetto, prese commiato da lui, e tutto lieto in cuor suo, dispose in modo le cose da poter montare a cavallo la mattina appresso.