— Che! pensate voi per avventura che la Bice sia veramente dolorosa dello star lontana da me, e che la sua sanità ne possa troppo peggiorare?...

— Credo — rispose il frate.

— Ah! frate Marco, anche me cruccia da un pezzo codesta paura, e per riparare a tanto danno ho appunto mandato per voi. Anch'io da poco in qua compiango la mia Bice; non perchè approvi il suo amore, o scemi la bruttezza della sua disubbidienza; nè perchè io riconosca vero quel che voi avete detto della invidia e del maltalento; ma perchè un savio e discreto uomo testè mi accertava che questa era tutta opera di malía, operata in lei da quel negromante, che si chiama qui Cecco Diascolo. E però, vorrei, bel frate, faceste ogni opera che la mia Bice fosse liberata da siffatta malía, e ritornasse tutta mia, e consolasse questi pochi momenti che tuttora mi restano di vita.

Frate Marco, udendo tali parole, gli parve di essere il più lieto uomo del mondo per due capi: sì perchè vedeva porgerglisi il destro di servire efficacissimamente maestro Cecco e messer Guglielmo, e sì ancora perchè gli pareva di intravedere tanta pietà negli atti e nel parlare di Geri, che non dovesse poi esser tanto difficile il ricondurlo a più temperati consigli. Laonde, non volendolo al tutto contrariare, volendo anzi tirarlo ad agevolargli più che fosse possibile la via per venire al suo proposito, rispose:

— Messere, maestro Cecco d'Ascoli non è quell'uomo tristo, nè quel negromante, che alcuni dicono essere, non si sa da qual passione mossi, ma senza fallo da men che onesta; egli è astrologo e filosofo molto solenne, e la sapienza sua non condurrebbe sì basso che si desse a malía o incantesimo veruno. Può bene alcuna malía essere stata fatta per opera altrui; ed io mi ci adopererò con tutta la sollecitudine. Dite dunque che cosa vi piace che io faccia.

— Quello che in simili casi prescrive la santa madre chiesa.

— Ma la Bice è assai di lunge di qui, ed è chiusa in un monastero.

— Cavalcherete per amor mio fino in Mugello, e vi accompagnerò con una mia lettera alla badessa, acciocchè vi faccia vedere la Bice. Parlatele a lungo e con tutta attenzione; accertatevi bene del fatto suo, e salvatemela. In poco d'ora tutto sarà fatto: non vi gravi l'aspettare tanto che io torni.

E così dicendo entrò in un piccolo suo scrittojo, e lasciò il frate ad aspettare; il quale, vedendosi avere occasione così propizia, diceva fra sè:

— Mi par proprio che questa sia opera della divina provvidenza. E come potea offrirsi occasione più propizia al proposito di maestro Cecco e di messer Guglielmo?... e vo' dire anche al proposito mio; dacchè tanto mi par degna di compassione la sventurata figliuola di messer Geri, e tanto puro e tanto degno il suo amore, che darei anche la vita per vederla contenta. E chi sa che non possa nascer cosa che ammollisca l'animo di questo vecchio, certamente inacerbito dalla malizia altrui, e forse di maestro Dino? Basta, io non so appunto qual sia il disegno di maestro Cecco, il quale ha fissato il priore di Settimello per andare al monastero; ma, se questo disegno non potesse colorirsi, non dispero di trovar la via del cuore di messer Geri, e di fare opera veramente degna di un sacerdote di Dio, riunendo padre e figliuola, e santificando col matrimonio l'amore di questi due cuori gentili.