Il prete aveva ricordato gli anni alla badessa, perchè, sebbene di poca istruzione, era però accortissimo, e sapeva che questo argomento sarebbe il più efficace di tutti a frenar l'impeto della sua passione, come fu veramente.
Ora alle ultime parole della badessa non rispose nulla; ma, chiesto solo licenza di introdurre i suoi compagni, ed ottenutala, si fece all'uscio, ed accennò che entrassero.
La badessa era seduta appunto dirimpetto all'uscio, e là teneva teso avidamente lo sguardo; primi si mostravano maestro Cecco ed il frate; ma, come Guglielmo gli sopravanzava di tutto il capo, così ella vide benissimo prima di ogni altra cosa l'elmo, che per cimiero aveva un dragone verde con tre penne di tre colori diversi, bianca, azzurra, vermiglia. La vista di quel cimiero fu il colpo più forte al cuore della buona religiosa, perchè era in tutto e per tutto simile a quello che già portava Ramondo, e ne cominciò a sudar freddo freddo: e fu bene che il vedesse così da discosto, e prima che i tre le fossero vicini; altrimenti non avrebbero potuto non accorgersi del suo turbamento. Ben videlo il prete, che erasele fatto appresso, e le disse sotto voce:
— Madonna, vi tradite....
Ella a queste parole si scosse tutta; e riprese il meglio che potè la sua gravità, se non quanto si cambiò di colore quando scorse da vicino l'aspetto di Guglielmo; ma non ne diede altro segno; e niuno, se non forse maestro Cecco, si accorse di ciò. Fattale per tanto riverenza da tutti, e presentatole maestro Cecco e messer Guglielmo, maestro Cecco le disse queste parole:
— Madonna, il caso pietoso di questo cavaliere e della Bice, voi lo sapete: siete di gentil sangue e di animo gentilissimo; siete ancella di Cristo, e non potete non essere informata dello spirito di carità, onde sono pieni i santi vangeli; voi potreste, volendo, essere grande ed efficace ajuto a ricondurre la quiete in una desolata famiglia, a render felici due nobili cuori; e che il vogliate ce ne dava speranza testè il buon prete di Settimello. Il perchè, io, che amo e riverisco quanto carissimo figliuolo il prode cavaliere che qui vedete, per me e per lui vengo a rendervi care grazie del vostro cortese assentire, ed a pregarvi altresì di perseverare nella santa e caritatevole opera vostra.
La badessa, mentre Cecco parlava, non restava di volger gli occhi verso Guglielmo, e intese a fatica il concetto delle parole di lui; al quale rispose così per le generali:
— Il caso della Bice è pietoso; e non si disdice a me il fare alcuna cosa per vedere di rammollire l'animo di suo padre. Questo però non si può nè si dee, se prima non sono certa che il grave sdegno di messer Geri non abbia fondata ragione; e che il cavaliere sia di quel nobile lignaggio che si dice, e che l'amore di lui sia solo a buono e lecito fine.
— Madonna — disse qui Guglielmo — che messer Geri sia stato inacerbito dalla maligna e insidiosa istigazione di maestro Dino del Garbo, ve lo giuro sulla mia fede, e ve lo accerta qui frate Marco, il quale non mente: del mio amore per la Bice vi dirò solo che l'adoro come si farebbe di una immagine della Vergine: del mio lignaggio basti dire che è di quelli d'Artese.
— Vivono i vostri genitori? — domandò con voce tremante la badessa; nè ebbe balía di dir altro.