— Prometto e giuro ogni cosa; andiamo.

— No, messere, bisogna aspettare che la badessa ci chiami.

Qui entrò a parlare maestro Cecco, e disse al prete:

— Sere Gianni, m'ingannerò; ma questa badessa è nè più nè meno che quella Gismonda, di cui fu amante messer Ramondo d'Artese.

— Maestro, è egli possibile questo?

— Possibile è, tali riscontri ho io fatto, e tali atti ho veduto fare alla badessa mentre messer Guglielmo raccontava il caso del suo zio. E voi, che da tanto tempo siete familiare di lei; che vi ha dato testè segni di tanta confidenza: voi, sere Gianni, dovete sapere ogni cosa.

E il cavaliere tutto ansioso.....

— Deh! sere Gianni, diteci ogni cosa: mi parrebbe di aver trovata una madre.

— Maestro — rispose il prete — io non ho mai potuto accorgermi che la badessa sia quella che dite: ma è santa e prudente donna....

A questo punto si fece sull'uscio la badessa in persona, e chiamato il sere, accennogli che venisse col cavaliere, e si ritirò. Il prete esortò il cavaliere a ricordarsi della data fede, ed entrarono là dov'era la badessa con la Bice. La suora stava seduta su nobile scranna, ed accanto sedeale la Bice; nè si può accertare chi più di loro due fosse agitata, e il cui cuore battesse più ansiosamente: entrò primo maestro Cecco, poi il frate e il prete, e per ultimo Guglielmo, il quale, mentre gli altri passavano, non lasciava di allungare il collo per vedere se scorgeva la sua donna. Entrati che furono tutti, e come i due giovani si furono veduti, senza accorgersene e senza volere, esclamando ciascuno il nome dell'altro, la Bice si rizzò e Guglielmo mosse verso di lei tutto desioso di abbracciarla: ma uno sguardo della badessa fermò tosto la Bice, ed a fermare Guglielmo bastò una parola del prete, che gli ricordava la data fede. I volti dei due amanti per altro erano accesi di tanta gioja e di tanto desire, e tanto abbondanti le loro lacrime che ciascuno ne sentiva pietà, e più di tutti la badessa, che mal poteva celare la commozione e il turbamento dell'animo; nè veruno era in grado di articolar parola; quando maestro Cecco, per troncare questa comune confusione, ruppe egli il silenzio: