Temperanza—Zitte con codesta parola: è quella su cui oggi si dee dar giudizio; e finchè la sentenza non è venuta, non dee più proferirsi.

Licenza—O brava monachína infilzata, via!

Crusca—(Da sè) Ah, ora comincio a capir qualosa! mi hanno richiesto per un voto filologico. Ma che ci ha che fare il Fanfani? Starò a vedere; ma con lui non ce ne voglio di certo.

Autore—(Da sè) Oh bella! Io e la Crusca siamo qui per un voto filologico. S'ha rider un po'.

Scena Terza

La Giustizia e tutti i precedenti.

Al giungere della Giustizia tutti si alzano: la Monarchía sta nell'usato sussiego: l'Aristocrazía e la Democrazía fanno col capo un lieve cenno di riverenza: la Libertà fa riverenza nobile e profonda: la Licenza fa una smusatura, e per poco non volta le spalle alla Giustizia: la Crusca anch'essa sta sulle sue: l'Autore fa riverenza, come è suo debito, e osserva tutti: la Giustizia, fatto un cortese salutare, si pone sopra il suo seggio, e dice:

È nata, o signore, fiera disputa tra voi, circa il vero significato della voce Codíno, e come avviene delle cose politiche, anco leggiere, che troppo si fanno gravi, così è avvenuto di questa, leggerissima se altra ne fu; la qual potrebbe partorir effetti assai spiacevoli tra coloro a cui si dà tale appellativo, e coloro che ad essi lo danno, quando non si determini bene chi proprio se lo merita. Ciascuna di voi la intende a modo suo; ed i partigiani vostri si danno del codíno tra loro con tanta confusione e con tanta stizza, che la cosa non patisce più indugio. Però vi ho raccolte qui per sentir proprio dalla vostra bocca che cosa intendete ciascuna per questo benedetto Codíno: ed ho pure invitato qui la Crusca e il Fanfani, acciocchè diano il loro voto filologico in questa materia, prima che io ne porti sentenza.

Crusca—Io non rifiuto, o signora, di dare il mio voto, ma non accetto per compagno un Fanfani.

Autore—Nè io d'esser compagno vostro ho punta ambizione, tali scagnozzi avete accettato tra la vostra famiglia.