Gloria ed osanna.

Ma c'è molto di meglio. Interpretano, e dànno ragione anche della lingua asinina. Vedete qui in Ajari; e' c'insegnano che è voce imitativa d'un certo verso che fa l'asino specialmente quando è in caldo...»

Ud. 1.—L'asino in caldo? ma in caldo ora si dice che vanno le cagne.

Ud. 2.—E poi qual è quel verso che fa l'asino quando è in amore? O che è un uccello, che fa il verso?

Ud. 3.—To'! o non si chiama l'usignuolo di maggio?!

Zitti: state a sentir la cosa di questo Ajari. Dunque, esso è il verso dell'asino in caldo: e tal voce è antica nella lingua italiana, come provano con un esempio del Sacchetti, che canta così: «Egli è meglio uno ajari che cento pì pì

Ridi, che ben n'hai donde, udienza mia;

ridi, chè più belle di questa è impossibile nemmeno il sognarle. Piglia le novelle del Sacchetti; cerca il luogo qui accennato, e troverai che si parla di una dama provenzale, la quale, vedendo uccelli in amore, e udendo quel loro pì pì, che risolveva poco o nulla, eccoti un asino tutto baldanza, il quale ragliava di santa ragione, e corso alla sua asina, se ne sbrigò in un áttimo; a che, vòltasi la dama alla sua cameriera Marietta (uso le proprie parole del Sacchetti) le dice in sua lingua: O Marione, per mie foye, ch'egli è meglio un ajari che cento pì pì; il quale ajari (se il Sacchetti scrisse così) vedesi dato dall'autore per voce di altra lingua con significato di raglio. E l'etimologista la registra per voce antica italiana, e ci sente (che orecchie!) il verso dell'asino quando è in caldo!!

Mi penso, uditori umanissimi, che questo piccolo saggio di etimologíe sarà più che sufficiente a valutare che razza di cervello debba avere l'etimologista della Crusca; ma, se non siete stanchi, vorrei darvene a gustare un altro pajo.

Voci. Sì, sì, ci si diverte più con queste etimologíe che con Stenterello.