NOVELLA XVI.

L'IPÒCRITA CÓLTO AL LACCIO.

Cominciando da Gesù Cristo, e venendo giù giù noverando i grandi uomini di 19 secoli, tutti hanno predicato che gli ipòcriti sono la peggior canaglia che viva sotto la cappa del sole: e sono da reputare benefattori dell'uman genere coloro che gli scherniscono, o qualche volta riescono a strappar loro la maschera, scoprendo la loro furfanteria. Essi quanto sono tristi tanto sono furbi: pure anche delle volpi se ne piglia, e qualche ipòcrita rimane anch'esso còlto al laccio; come accadde ad uno di sì fatti ciaccherini[50], del quale voglio adesso raccontarvi.

Carlo Medici, orefice fiorentino, del quale fui amico nella mia gioventù, fu uno de' più arguti begliumori che io abbia mal conosciuto, e fu parimente ardentissimo nemico degli ipòcriti, de' bacchettoni, de' Sanfirenzini[51] e simili lordure. Oltre la bottega che aveva sul Ponte[52], ne aveva un'altra in Piazza di Santo Spirito, non ricca di giojelli e di pietre preziose, ma abbondante di lavori d'oro, come quella che forniva tutti i benestanti del prossimo contado. Una mattina il caro Medici va da sè ad aprir la bottega, e trova fatto repulisti di tutto il miglioramento[53]. È facile l'immaginare come rimanesse quel pover'uomo, il quale, non dico che fosse un uomo povero; ma di certo non aveva nulla da buttar via, e quel grosso furto era un vero spianto per lui. Come per altro era uomo accorto, non ne fece grande scalpore: ma fatta la sua denunzia, riportò altra roba in bottega, e tirò innanzi come se nulla fosse stato; sempre però mulinando e almanaccando per veder di scoprire il ladro. Passò molto tempo, e nè egli nè la polizia avevano potuto aver sentore di nulla; e quasi non vi pensava più; quando una mattina, alzátosi, come era sua consuetudine, innanzi giorno, esce di casa col suo sigaro in bocca, e cápita là verso Santo Spirito. La chiesa non era ancora aperta, nè per la piazza c'era anima viva; quando a un tratto vide scantonare un uomo imbacuccato, che gli parve andare sospettosamente guardingo. Gli balenò un pensiero nella mente, e si pose ad osservare ogni mossa di quello sconosciuto; il quale, come si accorse di essere appostato, andò diritto diritto verso la chiesa; salì la scalinata; si inginocchiò dinanzi alla porta maggiore, e lì segni di croce e baci in terra, che neanche un Sant'Ilarione. Il Medici, veduta questa gran divozione, disse fra sè: Tu se' tu; e come san Pietro, sequebatur eum a longe, nè più lo perse d'occhio. La chiesa si apre: il divoto entrò dentro, ed entrò anche il Medici, che andava in èstasi vedendo con quanta devozione quell'animína di messer Domineddio strizzava limoni[54], e faceva ardentissime stralunature d'occhj: e quando fu giorno chiaro, conobbe essere un certo vecchietto del vicinato, che presso tutti passava per un santarello; ma che non era mai stato nel suo calendário. Ciò lo confermò nel primo sospetto; anzi il sospetto prese nella sua mente tal forma di certezza, che non dubitò di andare alla polizia a dare degli indizj contro costui circa al furto fattogli; e la polizía, che in altra occasione aveva avuto qualche barlume di questo birbone, non esitò un momento, e senza metter tempo in mezzo, fece le sue indagini: e la mattina di poi mandò i suoi agenti a casa di lui con ordine di farvi una minuta perquisizione. Il povero Santo, che tutt'altro si aspettava, rimase più morto che vivo; ma seppe dissimulare: «Padroni; vengano pure: témono forse ch'io sia un cospiratore?»—«Eh! qualcosellina di peggio: ma saranno calunnie.»—«Il Signore vuol darmi questa mortificazione, ed io chino il capo. Sia laudato il suo santo nome. Egli fa tutto a buon fine; e forse permette ciò per far maggiormente brillare la mia innocenza, e confondere i calunniatori.» Aveva finito appena queste parole, che gli agenti scòrsero un usciolíno a muro: «E di qui dove si va?»—«In una dispensína, dove tengo poca roba per uso della parca mensa.»—«Apra.»—Il Santo va per la chiave, e apre; e l'occhio grifagno del capo birro, si accorse che la mano gli tremava, e che lo sgomento gli si dipingeva sulla faccia. Entrano: fiaschi, bottiglie, frutte in aceto, prosciutti, salami, e non altro: solo in quella stanzuccia mezza buja c'era un órcio assai grosso, chiuso a lucchetto.—«O quest'órcio?»—«È quel po' d'olio per la famiglia.»—«Apra.»—«Ma... non ho la chiave...»—«Apra, o lo mando in pezzi.»—Allora il nostr'uomo, vedutosi al perso, si gettò in ginocchioni dinanzi al caporale piangendo come una vite tagliata, e raccomandandosi che lo salvasse dal disonore: poi, accostatosegli all'orecchio: «Per lei ci saranno mille lire prima che esca di casa mia.» Questo tentativo di corruzione fece venir la mosca sul naso al caporale, che diede al vecchio un bravo ceffone, intimandogli che aprisse. L'orcio era tutto pieno d'involti, scátole, astucci, borse, ogni cosa contenente gioje, oreríe, monete, medaglie; un vero tesoro: e giù in fondo una cassetta, dove erano parecchie chiavi di varj ingegni e grossezze, grimaldelli, leve, e altri arnesi ladreschi. Ogni cosa fu sequestrato e sigillato: il sant'uomo fu messo in gattabuja; nè si penò molto a scoprire che egli, non solo aveva scassato la bottega del Medici, ma che altri infiniti furti aveva fatto, non mai potuti scoprire; e per i quali erano state condannate altre persone. Il processo era già a termine, e presto doveva trattarsi la causa alla pubblica udienza; ma una mattina, entrata la guardia nella prigione, trovò il Santo penzolone dalla trave del palco. Aveva fatto strisce di un lenzuolo, ed appiccatosi per fuggire la vergogna e la pena durissima.

Lettore, impara da questa novella a non ti fidare di coloro che ostèntano devozione, moralità, ed ogni catonesca virtù: e ricordati sempre del Medici, orefice fiorentino, il quale appunto da simili ostentazioni prese certezza a denunziare per ladro uno reputato santo da tutti.

NOVELLA XVII.

LA PASTA FROLLA.[55]

Nei primissimi anni della mia gioventù, quando mi ero messo a studiar le scienze mediche nella scuola assai fiorente che era in que' tempi allo spedal di Pistoja, tra quelli spedalini, come si chiamavano gli scolari, che tutti passavano per scapati e un po' rompicolli, io ero forse il più rompicollo ed il più scapato di tutti.