Fabrizio—Hai ragione; ma tu lo vedi da te, non ho un momento di bene. Che, che! non ne vo' più io: vo' pensare alle cose mie le quali, se duro un altro po' a fare il sindaco, vanno tutte a rotta di collo.

Giulia.—E anche alle cose della moglie potevi dire, che non è ancora da mettersi in un cantone, mi pare.

Fabrizio—In un cantone? Bella e fresca come una rosa la mia cara Giulietta! (La piglia per il ganascíno) Del resto, in quanto alla moglie, se non l'ho rammentata, ci si intende che il primo pensiero dev'esser sempre per lei. Vedrai, quando avrò buttato via la ciarpa di sindaco!... non voglio uscirti un momento di torno.

Giulia—Oh! il troppo, poi, stròppia!

Fabrizio—Come sarebbe a dire?

Giulia—Non lo vedi che fo per celia? (Ridendo)

Fabrizio—Bene. Dunque oggi stesso scriverò la lettera di rinúnzia... Sicuro, se prima mi riuscisse d'avere un po' di nastro all'occhiello...

Giulia—Ma fammi il piacere! Eh! c'è proprio da essere ambiziosi d'avere una croce, ora che si veggon dare persino a' giovani di banco...

Scena Seconda.

Giovanni con una lettera.