Scena Sedicesima.

Detti, poi Leone.

Leone—(entra rosso come un gámbero). Ecco fatto. Ora profitterò della cortese offerta... (Vede Rodolfo, e resta interdetto; poi dice tra sè) Come mai quel cosaccio di Rodolfo si trova qui? (Rodolfo si accorge del suo turbamento, e fa bocca da ridere, accennando alla Giulia).

Giulia.—Signor Cavaliere, le presento il Commendatore Rodolfo mio fratello.

Leone—(Impicciato) Oh guarda, il Signor Rodolfo! come? suo fratello?...

Rodolfo—(senza stringergli la mano). Eh, noi ci conosciamo da un pezzo, eh, sor Leone? Scusi, volevo dire signor Cavaliere... Si rammenta quando veniva a pranzo alla villa Lorenzi?

Leone—Ah, già, si stava allegri: ed ella sempre galante, sempre l'idolo di tutte le più nobili conversazioni... ma ora è tanto...

Direttore—(All'Elvira) I pranzi? gli è anche uno scroccone!

Rodolfo—Eh! ma anche Lei era il cucco di tutte le veglie... e poi, letterato com'è!... Mi ricordo sempre di quelle belle poesíe a Leopoldo II, e all'imperiale e real famiglia.