Leone—Al titolo che tu vuoi. Laura mia dolce; ma levami da queste pene: non ne posso più. (L'abbraccia, e intanto si affaccia Rodolfo, che, vedendo la scena, rientra dentro e fa capolíno)
Laura—Le ripeto che tenga le mani a sè, o ci avrà poco gusto.
Leone—(È la prima cameriera che fa così la casta Susanna). Che vuoi? Brucio, ardo: proprio non ne posso più!
Laura—La chiami i pompieri; che vuol che gli dica? Ha delle buone intenzioni? Ne parli con la signora; ed io le confesso, che lo sposerò volentieri, perchè m'è simpatico. Se no, la giri di bordo.
Leone—(Sarà quel che sarà, ma questo bocconcíno non me lo lascio sfuggire). Sì, Laura mia, ho intenzioni ottime: oramai sento che senza te non potrei più vivere. Tu mi hai ammaliato. Parlerò alla signora, farò quel che vuoi. Ma prima ho bisogno d'avere un colloquio teco. Senti, mi devi concedere che stasera, quando tutti dormono, io venga da te.
Laura—Credo che la sia matto... (Rodolfo fa un po' di rumore per farsi sentire)
Leone—Ecco gente. (Si ricompone) Dunque addio a stasera.
Scena Diciannovesima.
Rodolfo e detti.
Rodolfo—Ma, caro cavaliere, questa lettera al Ministro è molto lunga: giù tutti v'aspettano.