Leone—Chi è? Oh Laurína bella! (si alza)
Laura—Scusi, signor Cavaliere, credevo...
Leone—Scusi? Ma questa è la più gran fortuna ch'io potessi avere: questo era il mio più vivo desiderio. Te l'ho già detto, Laurína mia, che son rimasto incantato dalla tua bellezza; che per te mi sento strugger d'amore...
Laura—La piglia fuoco presto, sa ella, signor Cavaliere? Andiamo! si campa anche canzonate, sa. Un signore come lei; un cavaliere, confondersi con una povera cameriera!
Leone—«Ogni disuguaglianza amore agguaglia,» dice un poeta: e Dante scrisse:«Amore a cor gentil ratto s'apprende.» (S'infiamma) Credi, Laura, che muojo per te.
Laura—La non mi faccia spavento, per carità. Muojo per te! Tutti dicon lo stesso; ma io non son mica una grulla, sa, da credere a tutte le dichiarazioni degli uomini. Anch'io naturalmente desidero, come tutte le ragazze, di prender marito: ma però, non creda ch'io sia di quelle che amano di far la civetta.
Leone—(Sempre più acceso) Tu sei la più cara, la più amabile, la più buona ragazza ch'io abbia mai veduto. (Va per abbracciarla.)
Laura—Le mani, signor Cavaliere carissimo, la l'ha a tenere a sè. Se io fossi una sua pari, non le nego che ascolterei volentieri le sue parole, perchè, sebbene ella abbia qualche annetto più di me, pure, guardi, la mi sarebbe simpatico. Eppoi, un uomo come lei... un cavaliere... un letterato tanto famoso! Anch'io, sa, mi diletto di leggere i libri belli... (Da sè) Proviamo: delle volte questi vecchietti!...
Leone—Ma che sua pari e non sua pari? io ti adoro; e a posseder te, mi parrebbe di possedere un regno. Eccomi qui, sono tutto, tutto tuo.
Laura—Tutto, tutto tuo... e dàgli! Ma a che titolo?