Leone—Io, se non fosse troppo scomodo, domanderei da scrivere. Bisogna che scriva al Ministro per cosa di somma premura, che dimenticai ieri sera.
Rodolfo—(da sè) Scrivere al Ministro... lui!... che pagliaccio!...
Fabrizio—La guardi: (mostrandogli il tavolino) lì v'è tutto. Ella è padrone di casa. Noi scendiamo giù: la faccia tutto il suo comodo, e poi ci onori, se le piace, della sua compagnía.
Leone—Ho capito; mille grazie. (Partono salutando e salutati).
Scena Diciassettesima.
Leone solo.
Leone—Ci mancava quello scorbellato di Rodolfo! Ero capitato proprio nella più invidiabile pasciona per tutti i versi. Eh! quella vedovella è proprio un bocconcíno (gua' lo dicono...) un bocconcíno da preti. Anche la sindachessa è una gran donna simpatica, e da far carte false per lei!... Ma la moglie del sindaco... io, suo ospite... Chi però m'ha ferito la fantasia, è quel demonietto della cameriera. Eh! s'i' la potessi avere a quattr'occhi!... Eppure qui la ci dovrebbe capitare per ripigliare il vassojo. Ho trovato una scusa da rimaner qui, appunto sperando che nasca qualche cosa. Ma io ho detto di scrivere al Ministro... E se mi stanno dattorno perchè io dia la lettera da buttare in buca? Basta, qualche scusa troverò. (Siede al tavolino)
Scena Diciottesima.
Laura e detto.
Laura—(Vedendo Leone) Oh!