Rodolfo—(Chiama da parte Leone, e gli dice:) Leone, credo che sarà meglio per voi il lasciar correre. Alla fin de' conti il torto è vostro... Si riderà su per i giornali della vostra ignoranza: la maestrína, alla quale avete promesso favore sotto condizione, ne scrisse súbito al Direttore, il quale vi ha fatto quella celia, mosso da giusto sdegno, e da gelosía: io sono stato testimonio di tutto: sono amico del Ministro... e in coscienza dovrò dirgli la cosa come sta, per non veder fatta un'ingiustizia.
Leone—(a queste parole allibisce) La maestra non è vero...
Rodolfo—Ci conosciamo da trent'anni...
Custode—Signori, ci sono le carrozze.
Giulia—Andiamo, andiamo, signor Cavaliere; non ci pensi più. Seppelliamo ogni cura e ogni rancore in un bicchiere di Sciampagna: il pranzo ci aspetta. (Giulia dà il braccio a Leone, ed escono).
Fabrizio—Oh che scene!
Rodolfo—Ma come si è ammansito súbito, eh? Lesto, lesto: raggiúngili: io verrò a piedi. Bisogna che parli prima col Direttore. (Fabrizio parte; e Rodolfo chiama) Giovanotto.
Custode—Comandi, signore.
Rodolfo—Senti un po' se il signor Direttore può favorir qui da me.