Giulia—Ma il Direttore esce troppo fuor del mánico.

Leone—(in tutto il discorso farà i più strani atti di sdegno) Vedremo! A me tali insulti? loro signori, sono testimoni... A un mio pari!

Giulia—Si calmi, signor Cavaliere. Il Direttore è sopraffatto da qualche cosa. Ma si accorgerà egli stesso del suo errore...

Direttore—(al Sindaco, dandogli la lettera dell'Elvira) Guardi, se ho ragione di parlar così. Affido questa lettera alla sua lealtà. (Il Sindaco leggendo fa atti di stupore.)

Leone—Non ammetto scuse. Prima al Ministro: poi al Tribunale (come invasato).

Direttore—Vedremo quel che la ci guadagnerà. Signor Sindaco, mi permetta di uscir di qui, perchè non voglio pormi nel caso di perdere la pazienza davvero.

Fabrizio—Si serva. (Il Direttore parte. Il Sindaco volto a Leone, che fa atti di scusa) Signor Cavaliere, mi duole proprio amaramente...

Leone—Ma spero che anche lei, signor Sindaco, mi farà dare solenne riparazione. Che si canzona! Un'autorità costituita... nell'esercizio delle sue funzioni!

Giulia—Signor Cavaliere, anch'io sono dolente di questo scandalo; ma sono le solite bizze de' letterati. Faccia una cosa, ci rida su, e stia allegro. Il Direttore le chiederà scusa... (Nel tempo che parla la Giulia, il Sindaco e Rodolfo confabulano; e il Sindaco fa vedere al cognato la lettera della Elvira.)

Leone—Mi perdoni, signora Giulia, ma voglio vederne la fine... bisogna dare un esempio...