Rodolfo—No, ingiusto non è: ma però egli è sempre Ispettore, e lei ha passato il segno... e poi nel tempo della Ispezione! in presenza degli scolari... Se non una pena, una mortificazione non può mancarle.

Direttore—C'è tanti giornali!...

Rodolfo—No, no: la senta. Io ho de' conti vecchj con quel sor Leone: mi ha sempre sdegnato il suo strisciar con tutti: la sua insaziabile smania di parer da qualcosa, senza esser nulla: il suo continuo braccar lodi da' giornalisti: il voltar casacca da un momento all'altro: la sua stomachevole piacentería con tutti coloro da cui crede poter trarre qualche frutto; e mi ha pure stomacato e mi stòmaca quel suo esser così donnajuolo, benchè a quel mo' ridícolo, e ora vecchio; e però, io come io, ho avuto molto caro che la gli dia questa lezione. Ma le ripeto, a come stanno le cose ora, se egli potrebbe aver de' rimproveri, o forse esser anche destituito, anche lei non anderebbe esente da rimproveri, che potrebbero esser cagione di frastornare il suo matrimonio, e il miglioramento di sorte della sua Elvira.

Direttore—Ma dunque?

Rodolfo—La senta: bisogna fare in modo che l'amico ne faccia una delle più grosse: e la farà di certo, se noi sappiamo dissimulare, ed assicurarlo da ogni amarezza. Egli ci cascherà: so quel che dico; e lo conosco troppo bene. Allora l'uomo è nostro: penserò io a impaurirlo; e gli faremo fare tutto quello che ci parrà e piacerà. Ma bisogna che la dia retta a me.

Direttore—Sentiamo!

Rodolfo—Ella è invitata a pranzo dal Sindaco. Venga; e mostrandosi dolente del fatto accaduto, preghi l'Ispettore a dimenticarlo.

Direttore—Eh!

Rodolfo—Aspetti... Egli, tanto, è un buacciuòlo; e tutti sanno che la cosa si fa per celia. Lo lodi: lo imburri; si raccomandi anche...

Direttore—Ma senta, signor Commendatore...